IL RUOLO DELLA POLITICA
Prima di tutto la realtà si è detto
nel capitolo precedente a questo.
Tra le macerie culturali e morali di
una nazione dire che la politica sta soffocando non descrive bene la
situazione.
La politica è la conquista che segue
alla maturità di un popolo. È la scelta dell'Idea, del Progetto,
non la difesa di interessi particolari o materiali.
Lo scenario postelettorale dice appunto
della distanza abissale dell'Italia dall'età adulta.
L'atteggiamento prevalente, di chi oggi
vuole incarnare la politica, è la difesa del proprio campo.
Niente aperture e niente rispetto, né
dell'avversario politico, né delle istituzioni.
Meglio denunciare il marcio e la
sporcizia altrui.
Ieri sera mi è stato di grande aiuto
leggere il discorso attreverso il quale Franklin D. Roosevelt spiegò
agli Americani il New Deal: la politica di finanziamenti pubblici per
superare la crisi economica e sociale (come si è detto più volte in
questa rubrica, i vari aspetti della realtà non sono mai disuniti).
Stiamo parlando della crisi del '29, un vero e proprio incubo.
Lo pubblico qui di seguito, è una
lettura veramente piacevole.
Il Presidente americano usava parole
come “pianificazione”, “controllo”, e ciò in maniera affatto
ideologica. Nel lato orientale del mondo, di lì a poco, le stesse
parole significarano l'invasione della macchina statale nella sfera
dell'individuo.
Oltre ad essere una soluzione, in parte
ancora oggi praticabile, il New Deal, invece, segnò il ritorno dello
Stato, riaffermò la presenza dello Stato rispetto a una società
dove aveva stravinto l'arbitrio dei singoli. Riaffermò lo Stato come
collettività di persone che si riconoscono in un'idea capace di
delineare un destino comune.
Solo la politica può svolgere questo
compito. È questo il messaggio di fondo da trarre dal discorso.
La politica deve svolgere il suo ruolo,
deve fare da guida, deve offrire la visione d'insieme.
Fare da guida prendendo posizione,
senza pensare però che la propria idea sia la verità.
Roosvelt si rivolge con grande rispetto
alle istituzioni, notare bene come parla del Congresso, come non
confini la crisi ai soli Stati Uniti d'America.
Ciò nonostante il momento che vive il
suo paese.
Se vi va, leggetevi anche l'intervista
di Ascanio Celestini rilascita al “Il Fatto Quotidiano”, il link
è subito dopo le parole di Roosevelt, giusto per approfondire i temi
del “destino comune” della “mancanza di rispetto” e del
“prima di tutto la realtà”.
"Una
domenica, dopo una settimana dal mio insediamento, mi sono servito
della radio per informarvi della crisi bancaria e delle misure che
stavamo studiando per affrontarla. Sono convinto, in quel modo, di
aver chiarito alla nazione-diversi fatti che altrimenti potevano
essere fraintesi, e in generale di aver fornito i mezzi per
comprendere la situazione e riguadagnare la fiducia perduta.
Questa
sera, a otto settimane di distanza, mi presento a voi per la seconda
volta, per aggiornarvi sullo stato delle cose con lo stesso spirito e
attraverso gli stessi mezzi, per spiegarvi ciò che è stato fatto e
quello che progettiamo di fare. Due mesi fa stavamo affrontando
problemi serissimi. L'intero paese moriva giorno dopo giorno. Moriva
perché il commercio e gli affari erano scesi a un punto
pericolosamente basso; i prezzi per i beni di prima necessità erano
così alti da mettere a repentaglio l'equilibrio di istituzioni
nazionali come le banche, le casse di risparmio, le compagnie
assicurative e molti altri. Queste istituzioni, proprio a causa di
questa crisi, tagliavano i mutui, reclamavano i prestiti, rifiutavano
di fare credito. Per questo motivo, era iniziato il processo di
distruzione della proprietà di milioni di persone che avevano
chiesto denaro in prestito, dollari che nel marzo del 1933 avevano
tutto un altro valore di scambio. Quella situazione contingente non
richiedeva nessuna considerazione di panacee economiche né piani
fantasiosi. Eravamo di fronte a una situazione reale, non a teorie.
Due sole erano le alternative possibili: la prima era permettere il
proseguimento della conclusione anticipata delle ipoteche, il ritiro
dei crediti e la tesaurizzazione del denaro, facilitando così la
chiusura e la bancarotta delle banche, delle compagnie ferroviarie ed
assicurative, e una ricapitalizzazione di tutti gli affari e di tutte
le proprietà a partire da un livello più basso. Questa alternativa
significava proseguire sulla strada di quella che viene comunemente
definita «deflazione», il cui risultato su larga scala si sarebbe
delineato in sacrifici tremendi per i proprietari e, di rimbalzo, in
sacrifici tremendi per tutti i lavoratori a salario attraverso un
inasprimento della disoccupazione e nella successiva riduzione del
potere d'acquisto. Ciò è sufficiente per comprendere che l'esito di
una soluzione simile avrebbe avuto non solo effetti economici molto
seri, ma anche un impatto sulla ,società che avrebbe portato con se
danni incalcolabili. Ancora prima che venissi eletto, ero arrivato
alla conclusione che una politica di questo genere era un prezzo
troppo alto da chiedere al popolo americano. Non solo avrebbe
comportato l'ulteriore perdita di case, fattorie, risparmi e salari,
ma anche una perdita di valori - come la sicurezza verso il presente
e nei confronti del futuro, tanto necessaria al conseguimento della
pace e al benessere del singolo individuo e della sua famiglia.
Quando si distruggono queste certezze, ci si rende conto di quanto
sia difficile nutrire speranza per qualsiasi tipo di futuro. Era
chiaro che semplici appelli da Washington, e maggiori prestiti
offerti ad istituzioni fatiscenti non erano sufficienti affermare
questa corsa verso il basso. Un programma immediato e messo in
pratica con la massima rapidità mi è sembrato una scelta non solo
giustificata, ma un imperativo per la sicurezza della nazione. Il
Congresso, e quando dico Congresso intendo entrambi i partiti che lo
formano; ha compreso pienamente la situazione e mi ha fornito un
aiuto generoso e intelligente. I membri del Congresso hanno capito
che i metodi usati in periodi di stabilità andavano rimpiazzati, nei
periodi di emergenza,con misure corrispondenti alla gravità e alla
serietà del momento. Questo è avvenuto senza nessuna cèssione di
poteri, il Congresso detiene ancora l'autorità costituzionale e
nessuno ha la ben che minima intenzione di modificare l'assetto di
questi poteri. La funzione del Congresso è di decidere ciò che è
giusto fare, e di scegliere l'organo più appropriato per svolgere le
sue volontà. Ciò è stato rispettato alla lettera. L'unica cosa che
è successa è stato designare il presidente come l'organo incaricato
di portare a termine alcuni degli obiettivi designati dal Congresso.
Tutto questo è assolutamente costituzionale, nella scia della
tradizione americana. Le leggi approvate o in corso di approvazione
possono pertanto essere considerate parte di un piano con solide
basi.
Innanzi
tutto, daremo un lavoro a un quarto di milione di disoccupati,
soprattutto giovani con persone a carico, da essere destinati alla
protezione forestale e civile. Non è cosa da poco, significa
nutrire, vestire e occuparsi di quasi il doppio del numero di uomini
che costituiscono il nostro esercito. Con la creazione di questi
corpi di protezione civile, prenderemo due piccioni con una fava.
Così facendo, è chiaro che le nostre risorse naturali saranno
valorizzate; inoltre, allevieremo una discreta parte della tensione
sociale. Questo nobile gruppo di uomini ha accettato il lavoro su
basi puramente volontarie, non è richiesto nessun addestramento,
militare e in questo modo conserviamo non solo le risorse naturali ma
anche quelle umane. Un altro grande punto di forza di questo la voro
è che sia immediato e richieda solo un modesto intervento di mezzi
meccanici. Secondo, ho richiesto e ottenuto dal Congresso
l'approvazione di una domanda relativa alle grandi proprietà
demaniali che il Governo possiede a Muscle Shoals, perche queste
siano di nuovo utilizzate dopo anni di deprecabile inattività, e con
un forte piano per il miglioramento di una vasta area nella valle del
Tennessee. Questo servirà a portare agio e felicità a centinaia di
migliaia di persone, e il beneficio avrà i suoi effetti sull'intera
nazione.
Inoltre,
il Congresso sta per approvare una legge sulle ipoteche che allevierà
il malumore tra i contadini e i proprietari di case di tutto il
paese, attraverso una riduzione del debito che oggi grava su milioni
delle nostre famiglie.
Il
passo successivo nella ricerca di un sollievo immediato è una
sovvenzione di mezzo miliardo di dollari da destinare agli stati, le
conte e le municipalità per assistere coloro che hanno un
bisogno più immediato e disperato.
Il
Congresso ha anche approvato la legge che permette a qualsiasi stato
lo desideri di vendere liberamente birra, con il conseguente aumento
dell'occupazione e provvedendo a ripristinare il gettito
fiscale di cui avevamo tanto bisogno.
Ora,
è nostra intenzione chiedere al Congresso di approvare una legge che
permetta al governo di appaltare i lavori pubblici, stimolando
direttamente e indirettamente un nuovo flusso di occupazione per
molti altri progetti ben pianificati.
Un'ulteriore
manovra approvata è ben più fondamentale per affrontare i problemi
economici del presente. Si tratta della Farmer Relief Bill, un
disegno di legge il cui scopo è cercare attraverso l'utilizzo di
mezzi diversi, distinti o uniti che siano, di garantire ai
coltivatori diretti e indiretti un aumento degli introiti per i
prodotti di più largo consumo, e allo stesso tempo di prevenire per
i tempi a venire la disastrosa produzione in eccesso, cosa che in
passato è stata spesso la causa del ribasso esagerato dei prezzi per
i beni agricoli di prima necessità. Questo provvedimento assicura
vasti poteri per affrontare le emergenze, il cui utilizzo dipenderà
soltanto dal futuro che ci aspetta.
Misure
cautelative ben studiate saranno così sottoposte al Congresso, nel
tentativo di garantire agli operai dell'intero paese un guadagno più
giusto, prevenire una concorrenza indiscriminata e un numero
eccessivo di ore di lavoro, e allo stesso tempo incoraggiare tutte le
industrie a prevenire la sovraproduzione.
La
Railroad Bill rientra nella stessa categoria, poiché il suo
obiettivo è di elaborare e definire dei piani studiati direttamente
dalle compagnie ferroviarie, assistite dal governo, allo scopo di
eliminare là proliferazione e lo spreco che risulta
dall'amministrazione controllata delle compagnie e dal continuo
deficit. Sono sicuro che il popolo di questa nazione comprende e
approva l'obiettivo di ampie vedute dietro queste nuove politiche
governative, riguardanti l'agricoltura, l'industria e i trasporti. Ci
siamo ritrovati con più scorte agricole di quante ne potessimo
consumare, con un eccesso di beni che le altre nazioni non potevano
permettersi di acquistare se non a prezzi rovinosamente stracciati.
Abbiamo scoperto che le nostre industrie erano in grado di produrre
più beni di quanti potessimo utilizzarne, e allo stesso tempo la
domanda di esportazioni era crollata. Il numero delle società di
trasporto di merci e raccolti era superiore a quello delle merci e
dei raccolti da trasportare. Tutto questo è in larga misura la
conseguenza di una totale mancanza di pianificazione, e un completo
fallimento nella comprensione dei segnali di pericolo che erano già
nell'aria dalla fine della guerra mondiale. Il popolo di questo paese
è stato erroneamente incoraggiato a credere che poteva continuare a
spremere all'infinito fattorie e fabbriche, e che un giorno un mago
avrebbe trovato il sistema e i mezzi perché quell'abbondanza venisse
consumata con un giusto ritorno economico per i produttori.
Oggi,
abbiamo ragione di credere che la situazione sia leggermente
migliorata rispetto a due mesi fa. L'industria si è ripresa, le
ferrovie hanno più traffico, i prezzi sono più ragionevoli, ma non
sono certo qui a indulgere in proclamazioni e assicurazioni
entusiastiche. Non possiamo cullarci nell'idea di una ritrovata
prosperità. Sarò onesto fino in fondo con la nazione. Non voglio
che la gente di questo paese approfitti stupidamente di questo
miglioramento per creare una nuova ondata speculativa. Non voglio che
la gente creda che per questo ottimismo ingiustificato possiamo
riprendere la rovinosa pratica di aumentare la produzione dei
raccolti e dell'industria nella speranza che intervenga qualche ricco
compratore. Un simile percorso ci condurrebbe forse a una prosperità
istantanea ma fallace, che ci spingerebbe in un nuovo baratro. È
decisamente sbagliato definire le misure adottate come un controllo
del governo sulle fattorie, l'industria e i trasporti. Si tratta
piuttosto di una partnership tra il governo, il settore agricolo,
industriale e dei trasporti; non una partnership di profitto, poichè
questo andrà alla popolazione, ma una collaborazione nella stesura
dei piani e nella loro esecuzione.
Mi
spiegherò con un esempio. Prendete l'industria del cotone.
Probabilmente è vero che il novanta percento dei produttori di
cotone aderiranno all'eliminazione di stipendi da fame, di lunghe ore
di lavoro, dello sfruttamento dei minori, della sovraproduzione che
condurrebbe a eccessi non vendibili. Ma si può definire buono un
accordo se il rimanente dieci percento dei produttori di cotone
continua a pagare stipendi da fame, domanda un orario di lavoro
eccessivo, sfrutta i minori negli impianti e produce un esagerato
eccesso di beni? Questo scorretto dieci percento produrrebbe a prezzi
così bassi che il corretto novanta percento si troverebbe costretto
a seguire la loro strada. Ed è qui che entra in scena il governo. Il
governo, dopo un'operazione di sorveglianza e pianificazione,
dovrebbe avere, e presto lo avrà, il diritto di prevenire la
condotta scorretta e di assicurare il pieno rispetto della normativa
in nome della sua autorità, anche con la collaborazione
dell'industria stessa. Le cosiddette leggi antitrust erano pensate
per prevenire la creazione di monopoli e proibire l'irragionevole
quantità di profitti che questi monopoli avrebbero guadagnato. Lo
scopo di quelle leggi deve essere perseguito, ma non sono mai state
elaborate per favorire il genere di concorrenza sleale caratterizzata
da orari eccessivi, salari da fame e produzione in eccesso. Lo stesso
principio va applicato ai prodotti agricoli e al settore dei
trasporti, e a qualsiasi campo dell'industria privata.
Stiamo
lavorando per ottenere un risultato preciso, cioè evitare il ritorno
di quelle condizioni che sono state a un passo dalla distruzione di
ciò che noi chiamiamo civiltà moderna. Il raggiungimento di questo
scopo non avverrà certo in un giorno. Le politiche in corso sono la
continuazione dei motivi che hanno spinto centocinquanta anni fa alla
nascita del Governo costituzionale d'America.
Sono
certo che il popolo di questo paese capirà sia la pratica sia lo
spirito con cui mettiamo in atto questa politica. Non nego che
sbaglieremo qualcosa nel compimento di questo piano. Non mi aspetto
di fare centro a ogni colpo. Ciò che intendo raggiungere è la media
migliore, non solo per me ma per tutta la squadra. Una volta,
Theodore Roosevelt mi disse: «Se ho ragione il settantacinque
percento delle volte, avrò raggiunto la piena realizzazione delle
mie speranze».
Si
è discusso molto delle riserve federali e dell'inflazione, negli
ultimi tempi, del valore dell'oro e così via.
Permettetemi
di parlare chiaro e con semplicità. Prima di tutto, credito
governativo e valuta governativa sono la stessa identica cosa. Dietro
i buoni del governo c'è la ferma promessa di pagare; dietro la
valuta governativa, oltre alla promessa di pagare, abbiamo una
riserva d'oro e una modesta scorta d'argento. A proposito di queste
riserve, è giusto ricordare che in passato il governo ha
acconsentito di estinguere debiti e rimborsare in valuta trenta
miliardi in oro, mentre le società per azioni del paese hanno
stabilito di rimborsare altri sessanta o settanta milioni di
obbligazioni e mutui in oro. Il governo e le società per azioni
hanno raggiunto tali accordi pur sapendo perfettamente che le riserve
auree degli Stati Uniti ammontavano circa a tre o quattro miliardi, e
che tutto l'oro nel mondo ammontava a circa undici miliardi.
Se
coloro che hanno assicurato di pagare avessero chiesto di ricevere
quell'oro, i primi ad arrivare, circa un venticinquesimo dei
possessori di obbligazioni e valuta, l'avrebbero ottenuto e sarebbe
bastato per qualche giorno. Ai ventiquattro rimanenti, quelli che non
erano in ci¬ma alla lista, sarebbe stato educatamente detto che non
c'era più oro a disposizione. Così, abbiamo deciso di trattare
equamente tutti e venticinque, nell'interesse della giustizia e nel
pieno esercizio dei poteri costituzionali del governo. Abbiamo
considerato ciascuno di essi con il medesimo principio, così da
garantire il bene generale.
In
ogni caso, l'oro e l'argento fino a un certo punto, costituiscono
delle solide fondamenta per la circolazione del denaro ed è per
questo che ho deciso di non permettere la fuoriuscita dell'oro
presente nel paese.
Tre
settimane fa, si è creata una serie di condizioni che avrebbe potuto
significare subito, primo, un prosciugamento delle nostre riserve
d'oro da parte delle potenze straniere, e secondo, come risultato
diretto, un'uscita di capitale americano in forma di oro. Non è
esagerato affermare che ciò avrebbe intaccato pesantemente le nostre
scorte, provocando un ulteriore indebolimento del credito privato e
governativo, un aumento del panico per la situazione attuale e il
completo arresto dell'ingranaggio industriale.
L'Amministrazione
punta al rialzo dei prezzi all'ingrosso, permettendo così a coloro
che hanno preso del denaro in prestito di ripagare il debito con una
moneta non svalutata. Non permetteremo che il dollaro scenda così
tanto da permettere a costoro di estinguere il debito a un valore
infinitamente più basso di quello con cui l'hanno acceso. In altri
termini, cercheremo di correggere un errore senza per questo
rischiare di commetterne uno nuovo. Ecco perche sono stati conferiti
all'Amministrazione certi poteri. Se necessario, aumenteremo il
credito per correggere l'errore già esistente. Questi poteri saranno
esercitati quando, come e se sarà necessario per conseguire gli
obiettivi.
Di
pari passo con la situazione interna, che certamente è in cima alla
lista delle nostre preoccupazioni, va considerata la panoramica
mondiale. Voglio essere chiaro nel dirvi che la situazione interna è
profondamente e inevitabilmente legata alle condizioni degli altri
paesi nel mondo. In altre parole, e con molta probabilità, saremo in
grado di ripristinare la prosperità negli Stati Uniti, ma non sarà
permanente finchè non avverrà la stessa cosa in tutto il
mondo.
Nelle
conferenze che abbiamo tenuto e che continuiamo a tenere con i leader
delle altre nazioni, stiamo cercando di raggiungere quattro grandi
obiettivi. Primo, una generale riduzione degli armamenti, per
attenuare il terrore di invasioni e attacchi, allo stesso tempo una
riduzione dei costi degli armamenti, per favorire un assestamento del
budget di governo e una riduzione delle tasse.
Secondo,
un alleggerimento degli ostacoli commerciali, per favorire un nuovo
scambio di beni e raccolti fra le nazioni. Terzo, la stabilità della
moneta corrente, in grado di stimolare i contratti commerciali in
anticipo.
Quarto,
il ristabilirsi di relazioni amichevoli e una maggiore fiducia tra
tutte le nazioni.
I
nostri visitatori stranieri, nelle ultime tre settimane, hanno
reagito positivamente a questi scopi. Tutte le nazioni hanno sofferto
duramente in questa grande depressione, e sono arrivate alla
conclusione che l'aiuto reciproco è il migliore sistema per uscirne.
È con questo spirito che i nostri visitatori hanno deciso di
incontrarci per discutere i problemi comuni. La conferenza
internazionale che stiamo preparando deve avere successo. È il
futuro stesso del mondo a chiederlo, e ognuno di noi si è sforzato
al massimo perchè questo avvenga.
A
voi, popolo di questo paese, tutti noi, i membri del Congresso e i
membri dell'Amministrazione, rendiamo un profondo debito di
gratitudine. Avete dimostrato pazienza nel corso di tutta la
depressione, ci avete garantito estesi poteri e incoraggiato con
l'approvazione unanime dei nostri obiettivi. Abbiamo dedicato ogni
oncia della nostra forza, ogni risorsa in nostro possesso, alla
giustificazione della fiducia che ci avete accordato. Siamo
incoraggiati a credere che un inizio saggio e sensato sia stato messo
in atto. Così, nello spirito di questa fiducia reciproca e di mutuo
incoraggiamento, noi proseguiamo con il nostro lavoro."
FRANKLIN
D. ROOSEVELT
(1882-1945)