venerdì 31 maggio 2013

CONSIGLIO COMUNALE DEL 30/4/2013

Il 30 aprile scorso il Consiglio comunale ha votato il Rendiconto dell'Istituzione Belvedere e del Comune.
A giugno seguirà l'approvazione del Bilancio.

APPROVAZIONE RENDICONTO DEL COMUNE E DELL'ISTITUZIONE BELVEDERE


Pubblico l'intervento tenuto in assemblea. 

Contiene alcune riflessioni del nostro gruppo sui numeri che sono emersi dai vari documenti.

"Volevo, attraverso i numeri di questo consuntivo, completare il ragionamento a cui ho accennato nella scorsa seduta in materia di Imu. E nel fare questo cercare anche di far capire la mia idea sulle azioni future.

Il dato che mi ha colpito maggiormente è l'aumento costante delle spese correnti e il pesante rallentamento della spesa in conto capitale.
I motivi per i quali si è arrivati a ciò penso si siano più volte affrontati in questa assemblea (Patto di Stabilità, drastica riduzione degli oneri di urbanizzazione, pesanti tagli statali).
A due anni però dall'insediamento di questa amministrazione penso sia giusto cercare di spingersi anche oltre, pur senza dimenticare le condizione paradossali nelle quali ci si trova a lavorare ed evitare quindi che quegli argomenti vengano letti dall'esterno come una giustificazione.
E dico questo proprio perchè so che questa Giunta ha già compiuto molte scelte che stanno rendendo Cassano migliore.
La maggioranza ha usato al massimo lo strumento delle tasse, ciò naturalmente per finanziare le spese correnti e per mantenere tutti i servizi. Scelta che condivido pienamente.
Se si va a vedere la ripartizione della spesa corrente tra i vari settori, per funzioni ed interventi, ci si accorge che l'incidenza di queste spese riguarda soprattutto la macchina comunale (20,1%), i servizi sociali (21,9%) e il territorio (22,1%). Buona è anche l'incidenza sull'istruzione (11,7%).
Bassissima è invece l'incidenza in settori quali cultura, sport, viabilità. Rispettivamente 3,1, 2,5%. Pari allo zero addirittura quella del turismo. Stiamo parlando cioè di quei settori che a mio giudizio potrebbero dare a Cassano un'identità in termini di vivacità, vivibilità e di vocazione economica.
Da questo quadro il cittadino non ne esce del tutto vincente, una richiesta fiscale così alta dovrebbe senz'altro rispondere a un'offerta diversificata e ampia.
Inoltre le difficoltà che si hanno per le spese in conto capitale, sempre dal punto di vista del cittadino, significano il ritardo nella manutenzione delle strade, nelle opere di manutenzione, mancati interventi per scuole o altri edifici pubblici, cantieri fermi e quindi più in generale meno lavoro.
Da qui mi riallaccio a quanto dicevo nell'intervento dello scorso consiglio. Se devo immaginarmi la storia di questa Giunta e di questa maggioranza vedo nei primi due anni lo sforzo di mettere ordine nei conti, sforzo che ha raggiunto l'obiettivo, mentre per i prossimi tre vedo tre tipi di azioni, nel quadro naturalmente imprescindibile del programma di governo:
  • un lavoro sulla spesa che vada a tagliare il superfluo, guardi a come si spende e quindi renda la spesa più efficiente. Bisogna continuare nella politica di conservazione dei servizi, cercando però di migliorarli (penso ad esempio all'affidamento al Cem dei servizi di igiene urbana, realizzato nel recente passato, che ha consentito a parità di costi di incrementare il servizio);
  • la destinazione delle economie realizzate con la prima azione a quelle voci sulle quali oggi la spesa incide meno.  
    Aprirebbe la prospettiva della città vivibile e attrattiva. 
    Ciò naturalmente nel quadro della politica per la partecipazione, concretizzando sempre più l'obiettivo di creare una comunità forte. 
    La modalità, a mio parere, dovrà essere quella di creare nuove possibilità per realtà che a loro volta generino ricchezza e producano quindi entrate per il comune;
  • per quanto riguarda la terza azione, tengo a premettere che sono molto scettico, per usare un eufemismo, circa la modalità con cui la destra utilizza l'argomento tasse, rimane assurdo però il fatto che la sinistra si faccia scavalcare continuamente sul tema. 
    Ritengo dunque che le due azioni appena descritte debbano portare anche a una diminuzione graduale di imposte e tasse. Non è pensabile infatti che lo scenario della città vivibile e attrattiva e il rilancio dell'economia possano iniziare nel clima e nella condizione dei sacrifici, quest'ultimi tra l'altro sempre a discapito dei soliti noti.

    Ci tengo infine ad esprime una riflessione sulla situazione politica attuale.
    Questo nuovo governo è per me una vera incognita, non credo comunque che la situazione per gli enti locali possa mutare radicalmente a breve, anche a seguito di un allentamento dell'austerità da parte dell'Europa. Bisogna portarsi avanti e iniziare il prima possibile questa sfida. E io credo che i nostri amministratori abbiano tutte le capacità per farlo."

Questa la documentazione per chi fosse interessato.

venerdì 17 maggio 2013

RILANCIO IDV. MOZIONE CONGRESSUALE "LE ALI DEL GABBIANO". NICCOLO' RINALDI CANDIDATO ALLA SEGRETERIA DEL PARTITO.

L'Italia dei Valori è pronta al rilancio.
A giugno, precisamente nelle giornate del 28, 29 e 30, si terrà il Congresso Nazionale.
Due i cambiamenti certi: un simbolo rinnovato, che non porterà più il nome di Antonio Di Pietro, e un nuovo segretario, scelto democraticamente dalla base.
Credo che per rialzarsi veramente non bastino iniziative di facciata. L'Italia dei Valori è una forza politica che ha lottato veramente per cambiare una politica chiusa e corrotta.
Non si possono però negare limiti, incoerenze ed errori.
Perchè un partito possa definirsi realmente uno strumento di democrazia, servono condivisione, organizzazione e una dialettica che si muova sempre dal basso verso l'alto.
Dalla base agli organi dirigenti, dalla società alle istituzioni.
Ho deciso per questo di sostenere la mozione congressuale “Le ali del gabbiano” di Niccolò Rinaldi, eurodeputato per Idv e vicepresidente dell'Alde (gruppo parlamentare europeo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa).


Il documento contiene l'idea di un partito che si struttura, ma in modo diverso da quelli tradizionali. Si punta a un partito “leggero” e legato al mondo delle conoscenze. Viene proposto un emendamento alla statuto per introdurre una consulta della cultura composta da personalità esterne o iscritte, che rinnovi il rapporto attualmente contorto tra politica e mondo della cultura e che aiuti il partito nell'analisi dei processi sociali e culturali e nell'elaborazione di politiche adeguate"
Emergono un'idea di Paese e le proposte concrete per realizzarla, in pieno spirito Italia dei Valori, per far tornare l'Italia ad essere protagonista in Europa e nella modernità.
Anziché proseguire nel commento, pubblico alcuni passaggi cruciali della mozione, che bene rendono la ricchezza e la complessità della prospettiva che si vuole aprire.
Prima aggiungo però un mio auspicio.
Mi auguro che coloro che sostengono questa mozione lavorino anche per costruire una sinistra unita, entrando in quella discussione che vuole ricostruire un'agenda in cui tutti possano riconoscersi. Il soggetto unico della sinistra è un progetto in cui bisogna credere.
Dico questo perchè non riesco proprio ad immaginarmi l'ennesimo partitino che si parla addosso isolandosi nella marginalità.

Passaggi chiave della mozione:

CHI VOGLIAMO RAPPRESENTARE

“Quell'Italia che non ha rete, che a fine mese non sa se prenderà lo stipendio o se riuscirà a pagare gli stipendi; l'Italia di chi non ha santi in paradiso e non sa come costruire il proprio futuro ed aiutare i propri figli in cerca di lavoro; l'Italia dei precari e degli esodati, delle pensioni minime, l'Italia di chi non si rassegna, di chi vuole migliorare, di chi appartiene ancora e faticosamente alla classe media, ma vede un'intera vita di lavoro vanificata da un'ingiustizia fiscale crescente. L'Italia di chi diffida delle piazze demagogiche e di chi si sente umiliato al cospetto della schiera di auto blu davanti ai palazzi del potere. L'Italia delle donne che stentano a trovare piena voce in un Paese che ancora non ha pienamente recepito, politicamente e culturalmente, l'emancipazione femminile come la vera e duratura rivoluzione del XX secolo. L'Italia del rispetto della diversità di orientamento sessuale, sbeffeggiata nel diniego di diritti fondamentali; e l'Italia di chi lotta ogni giorno per la sua casa, per la sua famiglia, per il suo lavoro, per la sua dignità di disabile, abbandonato dalle Istituzioni che tagliano formazione e servizi sociali, ma non i costi della casta.”

L'EUROPA ORIZZONTE IRRINUNCIABILE

“... la consapevolezza che il destino del Paese è intrecciato con quello del resto d'Europa, perché l'Europa non è "altra", è anche nostra se sappiamo esserci con autorevolezza e idee. Un'Europa da sottrarre ai poteri forti ma anche alla velleità delle sovranità nazionali, e da restituire, come nella volontà dei padri fondatori, ai cittadini e ai valori della solidarietà e della visione di una vera Federazione di popoli, attraverso l'elezione diretta del Presidente della Commissione, la federalizzazione del debito che compensi l'obbligo del pareggio di bilancio, la creazione di una vera politica estera e di difesa comune che sappia affermare i valori fondanti della nostra convivenza e della pace in un mondo dominato altrimenti da blocchi continentali e logiche diverse."

LOTTA AI DIFETTI NOSTRANI

“... occorre saper distinguere tra quanto dobbiamo chiedere all'Europa e quello che invece spetta interamente a noi, a quei compiti per casa su cui abbiamo troppo a lungo indugiato. Al cospetto del colossale debito pubblico contratto da un Paese che ha preferito a lungo far vivere una parte del suo sistema al di sopra delle proprie possibilità, l'Italia deve inquadrare con attenzione le emergenze su cui impegnarsi.

  • L'emergenza della lotta contro la corruzione, il cui costo è stimato dalla Corte dei Conti in almeno 60 miliardi annui, lotta che deve riprendere le proposte che IdV ha fatto inascoltata a suo tempo.
  • L'emergenza della lotta alla criminalità organizzata, che continua a prosperare grazie a complicità inammissibili in uno stato di diritto.
  • L'emergenza dell’efficienza della Pubblica Amministrazione.
  • L'emergenza della lotta contro l'evasione fiscale, stimata a oltre 150 miliardi l'anno, da affrontare tanto con misure di emergenza che prevedano anche la confisca delle grandi ricchezze, dei grandi beni immobiliari sottratti al fisco e una lotta senza quartiere contro i paradisi fiscali, quanto con un nuovo patto fiscale con il cittadino e l'impresa, basato su equità e semplicità amministrativa. Un patto che premi i comportamenti virtuosi - chi investe, chi non inquina, chi assume,... - e sia più severo con consumi e comportamenti che rappresentano un costo per la società. Un patto che può funzionare però solo se le risorse chieste ai cittadini non vengano gestite male o peggio.
  • L'emergenza della lotta contro i privilegi della politica e del suo vasto apparato, che hanno da tempo raggiunto livelli che danno la misura dell'ingiustizia sociale e dello sperpero di risorse pubbliche.
  • L'emergenza del mancato o del cattivo uso dei fondi europei, vera sottrazione alla società di miliardi di euro ma anche di buone pratiche e politiche innovative.
  • L'emergenza delle spese che costitusicono dei lussi oggi inaccettabili se non addirittura inutili: dai due milioni al giorno per la missione in Afghanistan, ad alcune commesse militari, dai cantieri per infrastrutture superflue a una spesa corrente del tutto improduttiva in alcuni settori.
  • L'emergenza per un'informazione libera da interessi di vari potentati e quindi una regolamentazione sul conflitto di interessi. Chi è proprietario di testate di informazioni non può essere anche a capo di industrie e/o banche e va stabilito un tetto al numero di concentrazione di proprietà dei media.

    Mettendo mano a questo uso dissennato di denaro pubblico e a queste costose piaghe sociali, i margini di recupero del Paese possono diventare notevoli. 
    E noi vogliamo vedere in Italia la trasparenza della destinazione dei risparmi effettuati, vincolare tagli specifici a investimenti specifici."

DIFESA DELLO STATO SOCIALE

“Nel frattempo, da subito, occorre salvare - letteralmente "salvare" - l'Italia creando almeno quattro aree protette dai tagli e anzi da valorizzare con investimenti adeguati.
I. Rilanciare una filiera della conoscenza - scuola, università, scienza, ricerca, tecnologia, formazione professionale per ogni età, arte e cultura - volano indispensabile tanto per garantire la coesione sociale del Paese quanto per tenerlo al passo con i tempi e offrire all'intellighènzia italiana un diritto di cittadinanza nel suoPaese.
II. Predisporre un porto franco di servizi sociali essenziali e inalienabili - sistema pensionistico, cure sanitarie, assistenza dedicata ai diversamente abili, edilizia sociale, diritto allo studio, ecc. - che coincidono con la dignità che lo Stato deve
rispettare in ogni cittadino e con i valori di solidarietà della nostra Repubblica.
III. Investire nella protezione dell'ambiente e nella salvaguardia del paesaggio e del territorio, al fine di mettere in sicurezza e valorizzare il patrimonio naturale del Paese, ed evitare costi ben maggiori negli interventi a posteriori e nei mancati introiti dovuti alla depauperizzazione del territorio, compreso quello urbano.
Paesaggio e cultura sono due patrimoni su cui possiamo creare enormi occasioni di sviluppo economico, e tanta occupazione.
IV. Dinanzi all'attuale inadeguatezza del sistema bancario rispetto alle esigenze vitali di gran parte della nostra società, mettere in atto delle forme di microcredito diffuse sul territorio, di sostegno finanziario alla micro e alla piccola impresa, di prestiti sull'onore per lavoratori, studenti e famiglie, in modo da stimolare l'iniziativa e lottare contro la diffusione delle nuove povertà.”

LA POLITICA COME DIALOGO E SOSTEGNO RECIPROCO

“Questo e altro serve alla povera Italia. Non sappiamo chi saranno i nostri compagni di strada, ma le ombre del pessimismo e del fatalismo, la cultura della lamentela, non ci appartengono.
Certo, per contrastare il declino, non si può essere soli.
Spesso indispensabili per assicurare la vittoria al centro-sinistra, ne siamo stati esclusi, con le conseguenze elettorali per la coalizione che dovrebbero indurre a un ripensamento da parte di tutti. Sempre tra i primi a smascherare la casta, siamo stati sbeffeggiati da chi abbiamo rispettato e aiutato. La politica italiana dimostra che la cultura di vero sodalizio è ancora da capire, in un centro-sinistra e in una protesta che nelle sue divisioni favorisce da anni la destra.”

RICONOSCIMENTO DI LIMITI ED ERRORI

“Ma la responsabilità è comune, e il partito dovrebbe dichiararlo a voce alta. L'Italia dei Valori ha pagato un prezzo molto alto per i suoi sbagli anche nel non riuscire a essere diversa nel rispetto degli alleati. In alcune occasioni, con il suo insostituibile lavoro di denuncia e di proposta, ha compiuto un passo più lungo di quanto la sua credibilità e la sua integrità permettessero.”

COLLOCAZIONE E CULTURA POLITICA

"Un Congresso serve anche a fare ordine rispetto a cattive abitudini. E a riaffermare che l'identità dell'Italia dei Valori è di pensiero e azione, è di un partito di centrosinistra, laico e federalista, attaccato al rispetto della legalità come passo
indispensabile per ricostituire un Paese dove le regole sono a volte violate dallo stesso Stato.
Un partito a vocazione di governo, come dimostrano non solo la partecipazione a molte giunte e al secondo governo Prodi, ma soprattutto la volontà di contribuire alla soluzione dei problemi italiani. Il grande dono che ci è concesso, crescendo, è quello di non perdere le altre età che abbiamo vissuto, ma anche di saperne trarre le dovute lezioni. La grande responsabilità che ne deriva è di saper affrontare il futuro con la consapevolezza di cosa è cambiato e di cosa ci aspetta".

IL MOTTO

"Fai quel che devi, e accada ciò che può"

lunedì 6 maggio 2013

ORDINE DEL GIORNO PER LA REALIZZAZIONE DELL'AULA STUDIO

Nel Consiglio del 30 aprile, non ancora terminato, è stato approvato l'ordine del giorno per la realizzazione dell'aula studio.
Questo il testo del documento, da me presentato, che contiene la descrizione della vicenda che ha portato alla sua discussione all'interno dell'assemblea e le direttive per la Giunta al fine di ottenere una  soluzione definitiva.



CONSAPEVOLI

che va rafforzata nella cultura italiana la nozione di studio come esperienza, oltre che istruttiva, formante il “carattere” e la personalità degli individui;

che tale risultato passa anche dall'assorbimento concreto nella nostra cultura delle parole di Antonio Gramsci: “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza."


PREMESSO

che la comunità degli studenti a Cassano è molto numerosa;

che, ad oggi, l'aula studio della biblioteca di Cassano d'Adda ha dimostrato in più occasioni di non riuscire a rispondere alle esigenze degli studenti:
  • il servizio allo studio non viene garantito il lunedì, giornata di chiusura della biblioteca;
  • la biblioteca non riesce a offrire un servizio a orario continuato che copra tutti i giorni della settimana, andando così incontro ai mutati stili di vita (studenti-lavoratori, studenti obbligati alla frequenza dei corsi, lavoratori che devono cimentarsi in aggiornamenti professionali);
  • la biblioteca ha difficoltà nell'offrire un numero adeguato di posti a sedere, soprattutto nei periodi di esame;
  • la struttura dell'edificio bibliotecario non riesce a garantire il silenzio e l'isolamento necessari;

che la Giunta, su richiesta degli stessi studenti (come attestano le diverse richieste effettuate all'Ufficio Cultura, i colloqui avuti e le richieste consegnate personalmente al Sindaco) ha individuato delle soluzioni provvisorie al problema attraverso la concessione del salone della biblioteca prima e di alcune sale di Palazzo Berva poi;

che queste soluzioni parziali sono arrivate ad accogliere, soprattutto nelle giornate di lunedì e nei periodi d'appello, fino a una sessantina di studenti;

che la frequenza numerosa degli studenti dimostra la necessità di trovare in modo stabile e definitivo una soluzione all'uopo.

CONSIDERATO

che la disponibilità di locali appositamente dedicati alle attività di studio offrirebbe una nuova e importante proposta, capace di rispondere all'aumento della popolazione giovanile che si registra a Cassano, come evidenziano molti documenti approvati dall'assemblea comunale;

che dalla relazione del 2011 della responsabile del servizio bibliotecario emerge che: “Come sapete, nella nostra biblioteca è presente una sala di studio, con 32 posti, riservata agli studenti. Sono inoltre presenti dei tavoli tra gli scaffali, che sarebbero destinati a qualsiasi utente, ma che sono costantemente occupati da studenti (per un totale di 26 posti); inoltre, in sezione ragazzi ci sono altri 19 posti, spesso occupati da studenti più grandi. È evidente che la nostra biblioteca, con orari di apertura più ampi rispetto alle altre biblioteche della zona e con un ambiente più gradevole, attira un flusso studentesco superiore alle proprie possibilità. Per questo motivo all'utenza studentesca, che fa un uso solo residuale dei servizi della biblioteca, andrebbe offerto uno spazio ad hoc: una sala con tavoli, sedie, prese per PC, riscaldamento/condizionamento, apribile in modo indipendente dalla biblioteca, ma non necessariaemente separata da essa.”

che la soluzione sperimentata di Palazzo Berva riesce a colmare le carenze dell'istituzione bibliotecaria, ma che per garantire nel tempo risposte, anche alle eventuali richieste future, sia necessaria da parte dell'amministrazione l'individuazione di spazi stabili da destinare e attrezzare appositamente allo scopo;

che alla soluzione sperimentata di Palazzo Berva il mondo dei giovani studenti cassanesi ha risposto con entusiasmo, pur evidenziando il disagio della necessità di condivisione con le altre attività presenti in Palazzo Berva, che non sempre collimano con i tempi relativi alle esigenze di studio.


VALUTATO

che il problema degli spazi pubblici destinati e da destinarsi alle varie attività ritenute di interesse collettivo è una questione che l'amministrazione comunale intende affrontare in modo completo al fine di razionalizzare gli stessi per soddisfare le diverse esigenze che verranno ritenute meritevoli;

che nella valutazione sarà necessario riconoscere l'esigenza dell'aula studio per la Città di Cassano fra le iniziative da ritenersi prioritarie e meritevoli;

che nella considerazione di realizzare l'aula studio si dovrà tener conto della necessità di rendere compatibile l'iniziativa con le attività della biblioteca che spesso risulta congestionata per le valide e numerose attività rivolte ad un pubblico molto ampio e diversificato;

che per quanto premesso lo spazio da individuare per l'aula studio dovrà essere centrale e collocato all'interno dei luoghi pubblici e culturali della città;

che in attesa dell'individuazione e allestimento dell'aula studio in modo stabile e definitivo sarà necessario garantire il continuo dell'esperienza in atto presso Palazzo Berva, pensando anche ad un allestimento minimale che ne favorisca l'utilizzo;

che l'utitizzo di Palazzo Berva in questa fase transitoria dovrà comunque essere regolato in: orari, modalità di gestione, responsabilità, garantendone la corretta fruizione e gestione;

che quanto esposto è in piena sintonia con le linee programmatiche dell'amministrazione e che l'iniziativa andrebbe a completare la visione di vivibilità e socialità nella rivitalizzazione del centro storico con una particolare attenzione al target giovanile.


CONSIDERATO

che la scelte esposte richiedono un bassissimo costo economico.


IL CONSIGLIO COMUNALE CHIEDE

che la Giunta, nel lavoro di ricognizione e razionalizzazione degli spazi pubblici, si impegni a trovare una soluzione congrua per l'aula studio sulla scorta di quanto detto sopra;

che nei prossimi 30 giorni, possibilmente prima del nuovo periodo di appelli universitari e dell'esame di stato di maturità (maggio-giungo), la Giunta adotti una delibera attraverso la quale regolamenti, per la fase transitoria, l'utilizzo di alcune sale di Palazzo Berva alla funzione di aula studio garantendo e migliorando l'esperienza in atto;

che vengano destinate le risorse necessarie nel bilancio previsionale 2013 per un allestimento minimale delle sale destinate all'aula studio;

che entro il mese di settembre si arrivi ad una soluzione definitiva capace di rispondere alle esigenze e ai numeri evidenziati.

CONSIGLIO COMUNALE 17/4/2013

Nell'adunanza del 17 l'assemblea ha votato le aliquote Imu per l'anno 2013.
Affrontiamo subito la questione per poi spiegare anche il secondo punto all'ordine del giorno, in materia di trasparenza.

AUMENTO ALIQUOTE PER LE CATEGORIE
CATASTALI D

Le aliquote Imu sono rimaste uguali a quelle scelte in passato dall'Amministrazione, con la sola eccezione della categoria D.
Per quest'ultime si è deciso un aumento nel limite massimo permesso, cioè lo 0,30%.
Questi gli immobili che le legge fa rientrare nella categoria:

D/1 Opifici 
D/2 Alberghi e pensioni (con fine di lucro) 
D/3 Teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili (con fine di
lucro) 
D/4 Case di cura ed ospedali (con fine di lucro) 
D/5 Istituto di credito, cambio e assicurazione (con fine di lucro) 
D/6 Fabbricati e locali per esercizi sportivi (con fine di lucro) 
D/7 Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività 
industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali 
trasformazioni. 
D/8 Fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di un’attività 
commerciale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali 
trasformazioni. 
D/9 Edifici galleggianti o sospesi assicurati a punti fissi del suolo, ponti privati 
soggetti a pedaggio. 
D/10 Fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole.



Questo invece il prospetto di sintesi con tutte le aliquote:

- Abitazione principale e relative pertinenze                0,35%
- Fabbricati rurali ad uso strumentale                           0,20%
- Unità immobiliari di società cooperative a 
proprietà indivisa adibite ad abitazione 
principale e relative pertinenze                                     0,40%
- Unità immobiliari ad uso produttivo
appartenenti al gruppo catastale D                                1,06%
- Altri immobili                                                              0,86%


La maggioranza ha scelto di continuare sulla strada di non colpire la prima casa.
Ho già spiegato in altri post il problema in questa fase di far quadrare il bilancio e le difficoltà dei Comuni.
L'aumento sulle categorie D rientra in quei ragionamenti, a maggior ragione alla luce di un nuovo taglio di finanziamenti provenienti dallo stato, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 600.000 euro. 
La scelta, visti i soggetti su cui ricade, oltre ad aiutare le casse locali, penso vada nella direzione dell'equità. 
Non può negarsi però che l'aumento delle tasse, in questa fase, non fa altro che essere un ulteriore limite alla ripresa economica.

In vista del bilancio che si approverà a giugno è giusto dal mio punto di vista, ed è ciò che ho fatto con il mio intervento, fare un ragionamento più ampio.
É evidente ormai l'infelice compito che è stato assegnato agli enti locali dal governo centrale, cioè quello di esattori. 
Penso che tutti i cittadini abbiano avvertito chiaramente nell'ultimo periodo il peso delle imposte e delle tasse: addizionali comunali e regionali, IMU, tra poco la Tares (il tutto in un contesto di pressione fiscale invariata da anni ormai).
La dirigenza politica nazionale ha scaricato sui livelli democratici più bassi l'opera di risanamento. 
Ricordo che parte dell'Imu non rimane ai comuni e che l'Italia arriva da un Governo tecnico e da un'incapacità dei partiti di prendere decisioni che diano la spinta per il rilancio. 
La situazione post elettorale è emblematica.
Non bisogna poi dimenticare i tagli dell'ultimo periodo e il Patto di Stabilità.
Il Comune di Cassano e l'attuale amministrazione non hanno certo potuto sottrarsi a questa logica, anche per le scelte sconsiderate della passata Giunta.
Ora però fare di queste condizioni paradossali una giustificazione perenne sarebbe un errore molto grave. 
Se l'Italia si trova in questa situazione non è certo colpa di una sola parte politica.
La responsabilità quando si arriva così in basso non può che essere collettiva. 
É innegabile che l'Italia abbia rappresentato e rappresenta un esempio di cattiva gestione della cosa pubblica sotto diversi aspetti.   La misura in cui l'Europa ci ha detto di lavorare in molti casi è profondamente negativa, ma ci sollecita a vivere in modo sempre più serio il contesto e la convivenza europei e a superare i nostri fardelli.
In questa situazione nessuno può pensare di rimanere aggrappato disperatamente ai propri convincimenti.
La sinistra deve quindi evitare di negare i tagli a prescindere, naturalmente utilizzando criteri che differenzino tra le varie voci, e deve soprattutto effettuare un lavoro di verifica dei centri di spesa che porti a recuperare ciò che investiamo male o in modo superfluo. 
Bisogna lavorare per una maggiore efficienza della spesa, senza arrivare a tagliare i servizi, anzi cercare in questo modo di migliorarli.

DELIBERA ALIQUOTE IMU

MISURE ANTICORRUZIONE

Il Consiglio ha anche approvato una delibera che introduce delle procedure interne al funzionamento della macchina comunale volte a prevenire fenomeni di corruzione.
Il mio voto è stato favorevole perchè la responsabilizzazione della pubblica amministrazione è una giusta soluzione per prevenire il problema.
Penso però, che per affrontare la piaga della corruzione seriamente, servano innanzitutto norme penali effettivamente dissuasive. 
Per chi voglia entrare nei dettagli tecnici, questa la delibera.

PRIME MISURE ANTICORRUZIONE

mercoledì 24 aprile 2013

25 APRILE: LA FESTA DI TUTTI

L'intervento del Presidente dell'Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), Carlo Smuraglia, nella trasmissione "Che tempo che fa" del 20 aprile scorso.



L'ANPI A CASSANO, LA PAGINA FACEBOOK



sabato 20 aprile 2013

C'ERA UNA VOLTA LA SOCIALDEMOCRAZIA

C'era una volta un ideale chiamato socialdemocrazia.
Non una vana chimera, ma una realtà che voleva cambiare la Realtà. 
Lo fece, perchè visione complessiva del mondo. 
Si trattava di una filosofia, per questo in rapporto con la verità delle cose e quindi collegata autenticamente alla Politica. 
Era una filosofia universale: le donne e gli uomini di tutto il globo erano chiamati a partecipare.
In questa visione lo Stato non doveva limitarsi a regolare la vita degli individui, ma mettersi al loro servizio, abbattendo gli ostacoli che ne impedivano l'uguaglianza. 
Nella visione socialdemocratica il lavoro doveva stare al centro, solo attraverso la difesa dell'impegno quotidiano di ciascuno tutti avrebbero capito in che direzione camminare, allontanando da sè la pigrizia del privilegio.
Così facendo si sarebbe creata la comunità. 
I socialdemocratici erano convinti che soltanto con la comunità si realizzasse l'individuo. 
Il partito per loro era una grande famiglia, fatta per crescere e confrontarsi sui problemi che dovevano affrontare i loro simili.
Il partito era lo strumento per unire le forze e avvicinarsi all'obiettivo. 
Gli anziani, dall'alto della loro esperienza, richiamavano allo studio, alla cultura e alla conservazione della memoria. 
Il socialismo e la democrazia non potevano camminare a testa alta se chi li abbracciava non tentava di essere migliore e di apprendere la storia del suo popolo.
Il socialismo e la democrazia avevano bisogno di coscienze e menti libere.
Il loro progetto di giustizia andava a gonfie vele, ma a un certo punto qualcosa inizió ad andare storto. 
Il partito divenne fonte di arricchimento per alcuni. 
Si trattava di una minoranza di burocrati, cinici e distanti anni luce dal sentimento popolare.
Questi pochi arroganti riprodussero le stesse logiche che l'ideale socialdemocratico voleva superare e finì l'ascolto reciproco. 
In certi casi il partito divenne oggetto idolatrico, messo addirittura al di sopra dei diritti e della  vita dei cittadini.
Si pensó di poter arrivare allo scopo senza etica e senza valori. 
Si pensó che si potesse mettere un ideale sopra alla persona.
Così lo Stato e la comunità da loro create iniziarono a sfaldarsi.
In questa situazione tutti quelli che si erano fidati di loro iniziarono a pensare che il problema fosse il loro ideale e non la bassa qualità umana di  coloro che stavano consentendo la sua degenerazione. 
Pensarono che non ci fossero delle differenze, che fossero uguali agli altri. 
Per cercare di superare il qualunquismo i socialdemocratici non si sforzarono di essere coerenti con il loro pensiero, ma abbandonarono il socialismo, considerato ormai vecchio, per dare priorità alla sola democrazia. 
Ritenevano in questo modo di presentarsi con un profilo moderno, nuovo.
Il qualunquismo però ormai dilagava e il popolo iniziò ad affidarsi a urlatori e ricchi. 
Le cose però non tornavano come prima, andavano sempre peggio. 
Egocentrici, arrivisti e buffoni iniziarono a popolare la società, il sacrificio diventó un disvalore e inizió a contare l'immagine e la capacità di comunicare.
Intanto i ricchi non ce la facevano proprio ad essere altruisti e gli urlatori erano pieni di rabbia, volevano solo distruggere.
C'era una volta la socialdemocrazia e io ci credo talmente tanto che mi sono messo a scrivere favole.

martedì 26 marzo 2013

PER UNA NUOVA COSCIENZA SOCIALE

IL RUOLO DELLA POLITICA

Prima di tutto la realtà si è detto nel capitolo precedente a questo.
Tra le macerie culturali e morali di una nazione dire che la politica sta soffocando non descrive bene la situazione.
La politica è la conquista che segue alla maturità di un popolo. È la scelta dell'Idea, del Progetto, non la difesa di interessi particolari o materiali.
Lo scenario postelettorale dice appunto della distanza abissale dell'Italia dall'età adulta.
L'atteggiamento prevalente, di chi oggi vuole incarnare la politica, è la difesa del proprio campo.
Niente aperture e niente rispetto, né dell'avversario politico, né delle istituzioni.
Meglio denunciare il marcio e la sporcizia altrui.
Ieri sera mi è stato di grande aiuto leggere il discorso attreverso il quale Franklin D. Roosevelt spiegò agli Americani il New Deal: la politica di finanziamenti pubblici per superare la crisi economica e sociale (come si è detto più volte in questa rubrica, i vari aspetti della realtà non sono mai disuniti). Stiamo parlando della crisi del '29, un vero e proprio incubo.
Lo pubblico qui di seguito, è una lettura veramente piacevole.
Il Presidente americano usava parole come “pianificazione”, “controllo”, e ciò in maniera affatto ideologica. Nel lato orientale del mondo, di lì a poco, le stesse parole significarano l'invasione della macchina statale nella sfera dell'individuo.
Oltre ad essere una soluzione, in parte ancora oggi praticabile, il New Deal, invece, segnò il ritorno dello Stato, riaffermò la presenza dello Stato rispetto a una società dove aveva stravinto l'arbitrio dei singoli. Riaffermò lo Stato come collettività di persone che si riconoscono in un'idea capace di delineare un destino comune.
Solo la politica può svolgere questo compito. È questo il messaggio di fondo da trarre dal discorso.
La politica deve svolgere il suo ruolo, deve fare da guida, deve offrire la visione d'insieme.
Fare da guida prendendo posizione, senza pensare però che la propria idea sia la verità.
Roosvelt si rivolge con grande rispetto alle istituzioni, notare bene come parla del Congresso, come non confini la crisi ai soli Stati Uniti d'America.
Ciò nonostante il momento che vive il suo paese.
Se vi va, leggetevi anche l'intervista di Ascanio Celestini rilascita al “Il Fatto Quotidiano”, il link è subito dopo le parole di Roosevelt, giusto per approfondire i temi del “destino comune” della “mancanza di rispetto” e del “prima di tutto la realtà”.

"Una domenica, dopo una settimana dal mio insediamento, mi sono servito della radio per informarvi della crisi bancaria e delle misure che stavamo studiando per affrontarla. Sono convinto, in quel modo, di aver chiarito alla nazione-diversi fatti che altrimenti potevano essere fraintesi, e in generale di aver fornito i mezzi per comprendere la situazione e riguadagnare la fiducia perduta. 

Questa sera, a otto settimane di distanza, mi presento a voi per la seconda volta, per aggiornarvi sullo stato delle cose con lo stesso spirito e attraverso gli stessi mezzi, per spiegarvi ciò che è stato fatto e quello che progettiamo di fare. Due mesi fa stavamo affrontando problemi serissimi. L'intero paese moriva giorno dopo giorno. Moriva perché il commercio e gli affari erano scesi a un punto pericolosamente basso; i prezzi per i beni di prima necessità erano così alti da mettere a repentaglio l'equilibrio di istituzioni nazionali come le banche, le casse di risparmio, le compagnie assicurative e molti altri. Queste istituzioni, proprio a causa di questa crisi, tagliavano i mutui, reclamavano i prestiti, rifiutavano di fare credito. Per questo motivo, era iniziato il processo di distruzione della proprietà di milioni di persone che avevano chiesto denaro in prestito, dollari che nel marzo del 1933 avevano tutto un altro valore di scambio. Quella situazione contingente non richiedeva nessuna considerazione di panacee economiche né piani fantasiosi. Eravamo di fronte a una situazione reale, non a teorie. Due sole erano le alternative possibili: la prima era permettere il proseguimento della conclusione anticipata delle ipoteche, il ritiro dei crediti e la tesaurizzazione del denaro, facilitando così la chiusura e la bancarotta delle banche, delle compagnie ferroviarie ed assicurative, e una ricapitalizzazione di tutti gli affari e di tutte le proprietà a partire da un livello più basso. Questa alternativa significava proseguire sulla strada di quella che viene comunemente definita «deflazione», il cui risultato su larga scala si sarebbe delineato in sacrifici tremendi per i proprietari e, di rimbalzo, in sacrifici tremendi per tutti i lavoratori a salario attraverso un inasprimento della disoccupazione e nella successiva riduzione del potere d'acquisto. Ciò è sufficiente per comprendere che l'esito di una soluzione simile avrebbe avuto non solo effetti economici molto seri, ma anche un impatto sulla ,società che avrebbe portato con se danni incalcolabili. Ancora prima che venissi eletto, ero arrivato alla conclusione che una politica di questo genere era un prezzo troppo alto da chiedere al popolo americano. Non solo avrebbe comportato l'ulteriore perdita di case, fattorie, risparmi e salari, ma anche una perdita di valori - come la sicurezza verso il presente e nei confronti del futuro, tanto necessaria al conseguimento della pace e al benessere del singolo individuo e della sua famiglia. Quando si distruggono queste certezze, ci si rende conto di quanto sia difficile nutrire speranza per qualsiasi tipo di futuro. Era chiaro che semplici appelli da Washington, e maggiori prestiti offerti ad istituzioni fatiscenti non erano sufficienti affermare questa corsa verso il basso. Un programma immediato e messo in pratica con la massima rapidità mi è sembrato una scelta non solo giustificata, ma un imperativo per la sicurezza della nazione. Il Congresso, e quando dico Congresso intendo entrambi i partiti che lo formano; ha compreso pienamente la situazione e mi ha fornito un aiuto generoso e intelligente. I membri del Congresso hanno capito che i metodi usati in periodi di stabilità andavano rimpiazzati, nei periodi di emergenza,con misure corrispondenti alla gravità e alla serietà del momento. Questo è avvenuto senza nessuna cèssione di poteri, il Congresso detiene ancora l'autorità costituzionale e nessuno ha la ben che minima intenzione di modificare l'assetto di questi poteri. La funzione del Congresso è di decidere ciò che è giusto fare, e di scegliere l'organo più appropriato per svolgere le sue volontà. Ciò è stato rispettato alla lettera. L'unica cosa che è successa è stato designare il presidente come l'organo incaricato di portare a termine alcuni degli obiettivi designati dal Congresso. Tutto questo è assolutamente costituzionale, nella scia della tradizione americana. Le leggi approvate o in corso di approvazione possono pertanto essere considerate parte di un piano con solide basi.
Innanzi tutto, daremo un lavoro a un quarto di milione di disoccupati, soprattutto giovani con persone a carico, da essere destinati alla protezione forestale e civile. Non è cosa da poco, significa nutrire, vestire e occuparsi di quasi il doppio del numero di uomini che costituiscono il nostro esercito. Con la creazione di questi corpi di protezione civile, prenderemo due piccioni con una fava. Così facendo, è chiaro che le nostre risorse naturali saranno valorizzate; inoltre, allevieremo una discreta parte della tensione sociale. Questo nobile gruppo di uomini ha accettato il lavoro su basi puramente volontarie, non è richiesto nessun addestramento, militare e in questo modo conserviamo non solo le risorse naturali ma anche quelle umane. Un altro grande punto di forza di questo la voro è che sia immediato e richieda solo un modesto intervento di mezzi meccanici. Secondo, ho richiesto e ottenuto dal Congresso l'approvazione di una domanda relativa alle grandi proprietà demaniali che il Governo possiede a Muscle Shoals, perche queste siano di nuovo utilizzate dopo anni di deprecabile inattività, e con un forte piano per il miglioramento di una vasta area nella valle del Tennessee. Questo servirà a portare agio e felicità a centinaia di migliaia di persone, e il beneficio avrà i suoi effetti sull'intera nazione.
Inoltre, il Congresso sta per approvare una legge sulle ipoteche che allevierà il malumore tra i contadini e i proprietari di case di tutto il paese, attraverso una riduzione del debito che oggi grava su milioni delle nostre famiglie.
Il passo successivo nella ricerca di un sollievo immediato è una sovvenzione di mezzo miliardo di dollari da destinare agli stati, le conte e  le municipalità per assistere coloro che hanno un bisogno più immediato e disperato.
Il Congresso ha anche approvato la legge che permette a qualsiasi stato lo desideri di vendere liberamente birra, con il conseguente aumento dell'occupazione e provvedendo  a ripristinare il gettito fiscale di cui avevamo tanto bisogno.
Ora, è nostra intenzione chiedere al Congresso di approvare una legge che permetta al governo di appaltare i lavori pubblici, stimolando direttamente e indirettamente un nuovo flusso di occupazione per molti altri progetti ben pianificati.
Un'ulteriore manovra approvata è ben più fondamentale per affrontare i problemi economici del presente. Si tratta della Farmer Relief Bill, un disegno di legge il cui scopo è cercare attraverso l'utilizzo di mezzi diversi, distinti o uniti che siano, di garantire ai coltivatori diretti e indiretti un aumento degli introiti per i prodotti di più largo consumo, e allo stesso tempo di prevenire per i tempi a venire la disastrosa produzione in eccesso, cosa che in passato è stata spesso la causa del ribasso esagerato dei prezzi per i beni agricoli di prima necessità. Questo provvedimento assicura vasti poteri per affrontare le emergenze, il cui utilizzo dipenderà soltanto dal futuro che ci aspetta.
Misure cautelative ben studiate saranno così sottoposte al Congresso, nel tentativo di garantire agli operai dell'intero paese un guadagno più giusto, prevenire una concorrenza indiscriminata e un numero eccessivo di ore di lavoro, e allo stesso tempo incoraggiare tutte le industrie a prevenire la sovraproduzione.
La Railroad Bill rientra nella stessa categoria, poiché il suo obiettivo è di elaborare e definire dei piani studiati direttamente dalle compagnie ferroviarie, assistite dal governo, allo scopo di eliminare là proliferazione e lo spreco che risulta dall'amministrazione controllata delle compagnie e dal continuo deficit. Sono sicuro che il popolo di questa nazione comprende e approva l'obiettivo di ampie vedute dietro queste nuove politiche governative, riguardanti l'agricoltura, l'industria e i trasporti. Ci siamo ritrovati con più scorte agricole di quante ne potessimo consumare, con un eccesso di beni che le altre nazioni non potevano permettersi di acquistare se non a prezzi rovinosamente stracciati. Abbiamo scoperto che le nostre industrie erano in grado di produrre più beni di quanti potessimo utilizzarne, e allo stesso tempo la domanda di esportazioni era crollata. Il numero delle società di trasporto di merci e raccolti era superiore a quello delle merci e dei raccolti da trasportare. Tutto questo è in larga misura la conseguenza di una totale mancanza di pianificazione, e un completo fallimento nella comprensione dei segnali di pericolo che erano già nell'aria dalla fine della guerra mondiale. Il popolo di questo paese è stato erroneamente incoraggiato a credere che poteva continuare a spremere all'infinito fattorie e fabbriche, e che un giorno un mago avrebbe trovato il sistema e i mezzi perché quell'abbondanza venisse consumata con un giusto ritorno economico per i produttori.
Oggi, abbiamo ragione di credere che la situazione sia leggermente migliorata rispetto a due mesi fa. L'industria si è ripresa, le ferrovie hanno più traffico, i prezzi sono più ragionevoli, ma non sono certo qui a indulgere in proclamazioni e assicurazioni entusiastiche. Non possiamo cullarci nell'idea di una ritrovata prosperità. Sarò onesto fino in fondo con la nazione. Non voglio che la gente di questo paese approfitti stupidamente di questo miglioramento per creare una nuova ondata speculativa. Non voglio che la gente creda che per questo ottimismo ingiustificato possiamo riprendere la rovinosa pratica di aumentare la produzione dei raccolti e dell'industria nella speranza che intervenga qualche ricco compratore. Un simile percorso ci condurrebbe forse a una prosperità istantanea ma fallace, che ci spingerebbe in un nuovo baratro. È decisamente sbagliato definire le misure adottate come un controllo del governo sulle fattorie, l'industria e i trasporti. Si tratta piuttosto di una partnership tra il governo, il settore agricolo, industriale e dei trasporti; non una partnership di profitto, poichè questo andrà alla popolazione, ma una collaborazione nella stesura dei piani e nella loro esecuzione.
Mi spiegherò con un esempio. Prendete l'industria del cotone. Probabilmente è vero che il novanta percento dei produttori di cotone aderiranno all'eliminazione di stipendi da fame, di lunghe ore di lavoro, dello sfruttamento dei minori, della sovraproduzione che condurrebbe a eccessi non vendibili. Ma si può definire buono un accordo se il rimanente dieci percento dei produttori di cotone continua a pagare stipendi da fame, domanda un orario di lavoro eccessivo, sfrutta i minori negli impianti e produce un esagerato eccesso di beni? Questo scorretto dieci percento produrrebbe a prezzi così bassi che il corretto novanta percento si troverebbe costretto a seguire la loro strada. Ed è qui che entra in scena il governo. Il governo, dopo un'operazione di sorveglianza e pianificazione, dovrebbe avere, e presto lo avrà, il diritto di prevenire la condotta scorretta e di assicurare il pieno rispetto della normativa in nome della sua autorità, anche con la collaborazione dell'industria stessa. Le cosiddette leggi antitrust erano pensate per prevenire la creazione di monopoli e proibire l'irragionevole quantità di profitti che questi monopoli avrebbero guadagnato. Lo scopo di quelle leggi deve essere perseguito, ma non sono mai state elaborate per favorire il genere di concorrenza sleale caratterizzata da orari eccessivi, salari da fame e produzione in eccesso. Lo stesso principio va applicato ai prodotti agricoli e al settore dei trasporti, e a qualsiasi campo dell'industria privata.
Stiamo lavorando per ottenere un risultato preciso, cioè evitare il ritorno di quelle condizioni che sono state a un passo dalla distruzione di ciò che noi chiamiamo civiltà moderna. Il raggiungimento di questo scopo non avverrà certo in un giorno. Le politiche in corso sono la continuazione dei motivi che hanno spinto centocinquanta anni fa alla nascita del Governo costituzionale d'America.
Sono certo che il popolo di questo paese capirà sia la pratica sia lo spirito con cui mettiamo in atto questa politica. Non nego che sbaglieremo qualcosa nel compimento di questo piano. Non mi aspetto di fare centro a ogni colpo. Ciò che intendo raggiungere è la media migliore, non solo per me ma per tutta la squadra. Una volta, Theodore Roosevelt mi disse: «Se ho ragione il settantacinque percento delle volte, avrò raggiunto la piena realizzazione delle mie speranze».
Si è discusso molto delle riserve federali e dell'inflazione, negli ultimi tempi, del valore dell'oro e così via.
Permettetemi di parlare chiaro e con semplicità. Prima di tutto, credito governativo e valuta governativa sono la stessa identica cosa. Dietro i buoni del governo c'è la ferma promessa di pagare; dietro la valuta governativa, oltre alla promessa di pagare, abbiamo una riserva d'oro e una modesta scorta d'argento. A proposito di queste riserve, è giusto ricordare che in passato il governo ha acconsentito di estinguere debiti e rimborsare in valuta trenta miliardi in oro, mentre le società per azioni del paese hanno stabilito di rimborsare altri sessanta o settanta milioni di obbligazioni e mutui in oro. Il governo e le società per azioni hanno raggiunto tali accordi pur sapendo perfettamente che le riserve auree degli Stati Uniti ammontavano circa a tre o quattro miliardi, e che tutto l'oro nel mondo ammontava a circa undici miliardi.
Se coloro che hanno assicurato di pagare avessero chiesto di ricevere quell'oro, i primi ad arrivare, circa un venticinquesimo dei possessori di obbligazioni e valuta, l'avrebbero ottenuto e sarebbe bastato per qualche giorno. Ai ventiquattro rimanenti, quelli che non erano in ci¬ma alla lista, sarebbe stato educatamente detto che non c'era più oro a disposizione. Così, abbiamo deciso di trattare equamente tutti e venticinque, nell'interesse della giustizia e nel pieno esercizio dei poteri costituzionali del governo. Abbiamo considerato ciascuno di essi con il medesimo principio, così da garantire il bene generale.
In ogni caso, l'oro e l'argento fino a un certo punto, costituiscono delle solide fondamenta per la circolazione del denaro ed è per questo che ho deciso di non permettere la fuoriuscita dell'oro presente nel paese.
Tre settimane fa, si è creata una serie di condizioni che avrebbe potuto significare subito, primo, un prosciugamento delle nostre riserve d'oro da parte delle potenze straniere, e secondo, come risultato diretto, un'uscita di capitale americano in forma di oro. Non è esagerato affermare che ciò avrebbe intaccato pesantemente le nostre scorte, provocando un ulteriore indebolimento del credito privato e governativo, un aumento del panico per la situazione attuale e il completo arresto dell'ingranaggio industriale.
L'Amministrazione punta al rialzo dei prezzi all'ingrosso, permettendo così a coloro che hanno preso del denaro in prestito di ripagare il debito con una moneta non svalutata. Non permetteremo che il dollaro scenda così tanto da permettere a costoro di estinguere il debito a un valore infinitamente più basso di quello con cui l'hanno acceso. In altri termini, cercheremo di correggere un errore senza per questo rischiare di commetterne uno nuovo. Ecco perche sono stati conferiti all'Amministrazione certi poteri. Se necessario, aumenteremo il credito per correggere l'errore già esistente. Questi poteri saranno esercitati quando, come e se sarà necessario per conseguire gli obiettivi.
Di pari passo con la situazione interna, che certamente è in cima alla lista delle nostre preoccupazioni, va considerata la panoramica mondiale. Voglio essere chiaro nel dirvi che la situazione interna è profondamente e inevitabilmente legata alle condizioni degli altri paesi nel mondo. In altre parole, e con molta probabilità, saremo in grado di ripristinare la prosperità negli Stati Uniti, ma non sarà permanente finchè non avverrà la stessa cosa in tutto il mondo.
Nelle conferenze che abbiamo tenuto e che continuiamo a tenere con i leader delle altre nazioni, stiamo cercando di raggiungere quattro grandi obiettivi. Primo, una generale riduzione degli armamenti, per attenuare il terrore di invasioni e attacchi, allo stesso tempo una riduzione dei costi degli armamenti, per favorire un assestamento del budget di governo e una riduzione delle tasse.
Secondo, un alleggerimento degli ostacoli commerciali, per favorire un nuovo scambio di beni e raccolti fra le nazioni. Terzo, la stabilità della moneta corrente, in grado di stimolare i contratti commerciali in anticipo.
Quarto, il ristabilirsi di relazioni amichevoli e una maggiore fiducia tra tutte le nazioni.
I nostri visitatori stranieri, nelle ultime tre settimane, hanno reagito positivamente a questi scopi. Tutte le nazioni hanno sofferto duramente in questa grande depressione, e sono arrivate alla conclusione che l'aiuto reciproco è il migliore sistema per uscirne. È con questo spirito che i nostri visitatori hanno deciso di incontrarci per discutere i problemi comuni. La conferenza internazionale che stiamo preparando deve avere successo. È il futuro stesso del mondo a chiederlo, e ognuno di noi si è sforzato al massimo perchè questo avvenga.
A voi, popolo di questo paese, tutti noi, i membri del Congresso e i membri dell'Amministrazione, rendiamo un profondo debito di gratitudine. Avete dimostrato pazienza nel corso di tutta la depressione, ci avete garantito estesi poteri e incoraggiato con l'approvazione unanime dei nostri obiettivi. Abbiamo dedicato ogni oncia della nostra forza, ogni risorsa in nostro possesso, alla giustificazione della fiducia che ci avete accordato. Siamo incoraggiati a credere che un inizio saggio e sensato sia stato messo in atto. Così, nello spirito di questa fiducia reciproca e di mutuo incoraggiamento, noi proseguiamo con il nostro lavoro."


FRANKLIN D. ROOSEVELT
(1882-1945)