lunedì 11 maggio 2015

CAREER DAY: OCCUPARSI DI LAVORO A CASSANO D'ADDA

Un aspetto da migliorare per superare l’ormai annoso problema della disoccupazione è l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Di fronte ai dati preoccupanti e purtroppo stabili che emergono dagli studi dei centri di controllo, il Comune, soprattutto grazie all'impegno dell'Assessore ai Servizi Sociali e alle Politiche Giovanili, Arianna Moreschi, ha organizzato un evento, il career day lavoro, in cui i giovani avranno la possibilità di confrontarsi direttamente con le aziende del territorio, di acquisire informazioni utili circa le esigenze del mercato del lavoro e di conoscere i percorsi da seguire per ottenere un riscontro alla propria ricerca.
L’iniziativa si svolgerà venerdì 15 maggio e sabato 16 maggio in Via Pila 11, all’ex Dopolavoro, nei locali che ospitano il neonato Centro di Protagonismo Giovanile.
Una giornata dell'evento, venerdì 15, sarà dedicata alle sole imprese locali; un gruppo di esperti esporrà i cambiamenti intervenuti dopo l’approvazione del Jobs Act e le nuove opportunità che ne sono scaturite. Verrano spiegati, inoltre, gli strumenti e i finanziamenti offerti alle imprese dal programma Garanzia Giovani.
Nella seconda giornata, invece, sono stati preparati una serie di momenti formativi per coloro che sono alla ricerca di un posto di lavoro e stands che permetteranno il confronto diretto tra i giovani e le aziende, che raccoglieranno anche curriculum.
Insomma, un’ottima opportunità da sfruttare!


Di seguito i volantini dell’evento, in cui potrete trovare gli orari delle singole iniziative e gli indirizzi per iscriversi e ottenere ulteriori informazioni.





martedì 5 maggio 2015

PER UNA NUOVA COSCIENZA SOCIALE

Il regno degli uomini, dove governa la tecnica

“Nella terra degli uomini - dove suona la musica - e governa la tecnica”, così Jovanotti canta nel brano “La terra degli uomini”.
Non c’è dubbio che grazie agli avanzamenti scientifici le nostre condizioni di benessere siano cambiate in meglio; strano, d’altra parte, che rimanga forte e diffuso in noi un senso di disorientamento, una insanabile insoddisfazione.
La tecnologia, oggi, ci fa comunicare in tempo reale con chi si trova dall’altra parte del mondo, ci consente di spostarci fisicamente in diversi modi, così come permette il trasporto di merci e capitali in tempi incredibilmente brevi. C’è, poi, una lunga serie di ausili accessori che rendono la nostra quotidianità infinitamente più agevole rispetto ai nostri antenati: dall’automobile ai condizionatori; dalle grande infrastrutture ai computer nelle nostre case e nei luoghi di lavoro; dalla connessione Wi-Fi per l’accesso alla Rete alla Tv a pagamento e via dicendo.
È difficile affermare che i benefici della tecnica siano goduti in modo uguale da tutta l’umanità, ma rimane il fatto che le nostre vite sono state sgravate da diversi pesi, alcuni dei quali molto faticosi da affrontare ed è possibile, infine, registrare una tendenza, ovverosia l’espansione di un modello sociale tecnocratico a tutto il globo.
Dovremmo rallegrarci di quello che sta accadendo, eppure, negli anni 2000, giungono ancora le crisi, che fanno crescere la rabbia sociale, la quale interpella a sua volta la politica.
La politica, però, si presenta come succube di poteri impersonali come quello economico o quello mediatico, si presenta come il prolungamento di elitè sempre meno individuabili e sempre meno espressione dei popoli e dei loro bisogni.
Per il superamento della crisi, per esempio, la politica ritiene sia sufficiente correggere alcuni parametri economici, che tutto risiede nell’individuare le adeguate leggi contabili.
Non abbiamo forse assistito in questi anni al balletto dei governi tecnici, dei consulenti, dei burocrati e dei commissari alla spending review?
La politica è un’attività umana come altre, che ha un suo compito specifico importantissimo e rispetto alla quale tutti gli uomini e le donne esprimono un giudizio, anche coloro che si dichiarano indifferenti. È dunque dentro di noi che vanno trovate le ragioni del declino del nostro tempo.
Ciò accade certo quando chi ricopre ruoli dirigenziali non si assume le proprie responsabilità,  ma c’è anche un’altra ragione: la gran parte di noi continua a preferire la scienza al Sapere, la parzialità alla Verità; gran parte di noi ha valutato la conoscenza che presidia la comodità degli strumenti tecnologici migliore del sano sacrificio che richiede la ricerca di sé stessi e la vita di relazione.
La conoscenza tecnica, infatti, ha per oggetto soltanto una parte della realtà, una porzione  delle cose che va studiata in profondità, ma pur sempre isolandola dal resto. Una sezione di realtà che deve essere analizzata per ricavare le applicazioni che ci permettono di avere sempre più il dominio su una determinata parte di mondo. 
Si tratta, allora, di un punto di vista circoscritto, dal quale non possono che derivare soluzioni ipotetiche, precarie, straordinariamente importanti per il progresso scientifico, per la ricerca e per lo sviluppo, molto meno o per niente per il progresso culturale e dunque Politico.
Il metodo scientifico è diventato filosofia scientifica, in base alla quale ci siamo convinti che grazie agli strumenti tecnologici la nostra potenza sia diventata insuperabile, che sia possibile affrontare il mondo da soli. Mai un’illusione è stata così bugiarda, così incapace di descrivere la complessità e la magia dell’essere umano, che sa concepire l’Eterno. Nella terra degli uomini può ancora suonare la Musica, perché, come dice ancora Jovanotti nell’ultimo singolo trasmesso dalle radio, “ora che siamo qui noi siamo gli Immortali”
Di seguito il video delle due canzoni e un brano tratto da "La filosofia dai Greci al nostro tempo. La filosofia contemporanea” di Emanuele Severino, per chi volesse proseguire nella riflessione.




Eppure, eppure proprio quando il paradiso della scienza potrà realizzarsi, si farà innanzi e diventerà incombente una privazione, tanto più angosciosa quanto più essa tenderà a restare l'unica privazione della vita dell'uomo.
Il paradiso della scienza è infatti fondato sulla logica della scienza, cioè su una logica ipotetica, che ha rinunciato a presentarsi come verità definitiva e incontrovertibile. Questo vuol dire che, per quanto elevata e crescente, la felicità del paradiso della scienza è ipotetica, ossia può presentarsi da un momento all'altro come illusoria, ed è inevitabilmente accompagnata dalla consapevolezza di questa possibilità.
Ma un paradiso in cui è possibile chiedersi se esso non sia un'illusione è un inferno. Quanto più si è felici, tanto più il terrore di perdere la felicità rende infelici.
Nietzsche ha rilevato che, nella società moderna, le migliori condizioni di vita e la sicurezza raggiunta riducono o eliminano l'angoscia per l'imprevedibilità del divenire e danno il piacere dell'imprevisto e dell'avventura. E si può pensare che questo fenomeno raggiunga il culmine con le condizioni di vita rese possibili dal paradiso della scienza e della tecnica... Si ama l'avventura e l'imprevisto se si è sostanzialmente sicuri; ma non li si ama più quando la felicità è così alta da crescere sempre e tuttavia ci si rende conto che la sicurezza del suo possesso rimane nonostante tutto un'ipotesi e che quindi il paradiso può essere improvvisamente perduto.
Il paradiso della scienza è inevitabilmente privo di verità, perché la nostra cultura ha abbandonato da tempo la pretesa di conoscere la verità. E l'ha dovuta abbandonare, perché la verità, come evocazione degli immutabili, è stata “un rimedio peggiore del male”. Tuttavia, una volta che l'uomo ha attraversato l'epoca che lo separa dal paradiso della scienza - l'epoca in cui ha ancora senso il piacere dell'avventura e dell'imprevisto, perché tale piacere può riuscire superiore al dolore del naufragio -, l'imprevedibilità del divenire torna a farsi angosciosa, anzi spinge al punto più alto dell'angoscia, perché ora ciò che il divenire può tenere in serbo è il naufragio del paradiso. Anche il rimedio della scienza fallisce.
È a questo punto che la filosofia potrà avere un futuro.
Fino a questo punto, la filosofia, come evento sociale, è destinata a non mutare, ossia ad allargare e a rafforzare il suo carattere presente, il suo compito di proteggere il divenire dalle incursioni e dai ritorni della tradizione, rendendolo disponibile all'azione scientifico-tecnologica.
Quando invece, con l'avvento del paradiso della scienza, ci si renderà conto che il paradiso in cui si abita non ha verità, e l'angoscia diventerà insopportabile, la filosofia potrà trovarsi di fronte a un bivio.
O si rivolgerà nuovamente alla verità della tradizione epistemica occidentale, oppure, finalmente, incomincerà a mettere in questione lo spazio, portato alla luce dal pensiero greco, in cui cresce l'intera storia dell'occidente fino all'avvento del paradiso della scienza: lo spazio che è comune sia all'evocazione degli immutabili, sia alla loro distruzione, sia al paradiso della scienza – lo spazio costituito dalla fede nell'esistenza del divenire.
Nel primo caso, si riaprirebbe il circolo che dal rimedio epistemico conduce inevitabilmente al rimedio scientifico e al loro fallimento.
Nel secondo caso, la filosofia, come evento corale e voce dei popoli, incomincerebbe a rendersi conto che la suprema “evidenza” del divenire è appunto una fede, anzi la fede che tra tutte è stata la meno discussa; incomincerebbe cioè a rendersi conto che lo spirito critico del passato, del presente e del futuro della civiltà occidentale, discute tutto, ma non discute l'essenziale, cioè la fede di fondo in cui l'Occidente si muove, la fede che le cose escono dal niente e ritornano nel niente.
Per quanto sconcertanti possano apparire oggi queste affermazioni, è però possibile sin d'ora comprendere che l'uomo va alla ricerca del rimedio contro l'angoscia del divenire, perché innanzi tutto crede che il divenire esista; e che quando si incomincia a mettere in questione questa fede – a guardarla in faccia e a chiederle con quale autorità essa parla -,  si incomincia a mettere in questione la logica del rimedio.
Nemmeno per Nietzsche il superuomo sente il bisogno di un rimedio e di un riparo contro il divenire. Ma quanto stiamo dicendo accenna a un senso radicalmente diverso dal “superuomo”: ci si porta oltre l'uomo quando ci si libera dalla fede del divenire, e quindi dall'angoscia che essa produce, e quindi dal bisogno di costruire un riparo contro di essa.

Emanuele Severino da “La filosofia dai Greci al nostro tempo. La filosofia contemporanea”


giovedì 23 aprile 2015

MEGLIO UNA SCUOLA PRECARIA?

Quando era in vita il grande Giorgio Bocca mi piaceva l’irriverenza dei suoi articoli sull’Espresso. Uno come lui era partigiano senza bisogno di tessere o patenti, i valori della Resistenza li respiravi in ogni sua parola. Mi ricordo che nella sua rubrica, L’Antiitaliano, tentava spesso di far riflettere sulle innumerevoli manifestazioni e scioperi che immancabilmente non conducono a nessun risultato.
Il 5 maggio i sindacati hanno proclamato lo sciopero nazionale contro la riforma della Scuola del Governo Renzi, ma io mi chiedo dove siano le ragioni di questa mobilitazione. 
Dalla Segreteria Bersani in poi è cambiato completamente il discorso pubblico sulla scuola: in primis, è stata presa la difesa degli insegnanti, al cui ruolo, con scelte e dichiarazioni, si è restituita dignità; finalmente è diventata priorità nazionale l’assunzione di 100.000 precari, così come è stata posta attenzione all’adeguamento degli stipendi del personale docente, cercando anche di reperire fondi per riconoscere nelle buste paga dei professori soldi per l’aggiornamento culturale. Non vanno trascurati, inoltre, gli stanziamenti dell’Esecutivo per i progetti di recupero sugli edifici scolasti, che a Cassano, per esempio, hanno consentito l’intervento sulla scuola media. Dove governa la coalizione di centro-sinistra a livello locale – accade in molte parti d’Italia ormai - la scuola è un tema presentissimo: sempre a Cassano la voce di bilancio per progetti culturali e per far fronte al disagio scolastico è aumentata da 200.000 Euro a quasi 500.000 Euro. 
C’è, infine, una consapevole assegnazione delle responsabilità; ne è esempio l’allontanamento dalle graduatorie di quegli insegnanti che usavano la legge 104 indebitamente. Stesso principio sta alla base della scelta di riconoscere maggiori poteri ai dirigenti scolastici con la chiamata diretta dei docenti, permettendo alle famiglie di rivolgersi a un funzionario che non potrà che rispondere delle sue decisioni.
Ogni volta che arriva al governo la sinistra, ogni volta che la sinistra deve entrare nelle cose, farsi carico dei problemi, parte il fuoco amico, la volontà di logorare ogni azione realmente progressista.
Il sindacato in linea teorica dovrebbe organizzare i lavoratori e operare per il miglioramento delle loro condizioni, ma a quanto pare il superamento definitivo del precariato, l’adeguamento dei salari e la riabilitazione dell’insegnamento e dell’educazione sul piano culturale non rientrano in questa dimensione. 
Ciò che conta, invece, e fare le pulci al merito di ogni provvedimento legislativo cosa di cui si dovrebbe occupare l’opposizione politica, ma anche quella, purtroppo, è intenta solo a fare polemica o protesta fine a se stessa. 
Tutti quei soggetti che dovrebbero costituire la consistenza democratica di un paese moderno non gradiscono in Italia svolgere la loro funzione, ossia guidare gli interessi del gruppo sociale che rappresentano al servizio dell’interesse generale. Preferiscono al contrario trasformarsi in feudi, corporazioni autoreferenziali, la cui politica non può che essere, quella sì, precaria, come i risultati che produce d’altronde. 
Lo sciopero convocato per il cinque maggio rientra proprio in questo modo di intendere il proprio compito, il proprio ruolo, una concezione talmente diffusa da diventare sistema, un sistema dove merita di essere difeso solo chi appartiene, chi ha la patente del gruppo, mentre tutti gli altri non sono degni. 
Da questa concezione né è nata una vera e propria mentalità, chiusa e soffocante, che sotto i grandi discorsi nasconde pregiudizi e pigrizia estrema, parte enorme dei problemi del nostro paese.
Ad alimentarla ci sono anche quelli che sono sempre pronti a giudicare quanto sei di sinistra, a spiegarti quante battaglie hanno fatto per la libertà, che devono spiegarti quanto sia importante distinguere.
I giornali sottolineano che il cinque maggio sarà il primo sciopero nazionale della scuola dalla Riforma Gelmini, il primo dopo sette anni: quindi la Gelmini e il Governo Berlusconi sono la stessa cosa dell’attuale governo? 
Non c’è nessuna differenza? 
A leggere le dichiarazioni apocalittiche di chi vuole questa mobilitazione parrebbe proprio di sì. 
Siamo vicini al 25 aprile, la Festa della Liberazione. Forse la ricorrenza di quest’anno dovrebbe farci riflettere proprio sulla scuola, primo luogo di libertà, intesa innanzitutto come possibilità di comprendere la realtà e i suoi cambiamenti. Il 25 aprile, come sempre, il mio animo sarà in festa, e penserò un po’ a Giorgio Bocca, un partigiano che ha deciso in tutta la sua vita di appartenere soltanto alla libertà e alla verità, perché un valore, per essere  trasmesso, non richiede tessere.


In bocca al lupo a tutti quegli insegnanti che meritano di ottenere la stabilizzazione della loro posizione! A loro auguro una Buona Liberazione, la festa di tutti, anche di chi sciopera!

lunedì 20 aprile 2015

CONSIGLIO COMUNALE 15/4/2015

COLLEGAMENTO URBANO TRA VIALE EUROPA E LA NUOVA TANGENZIALE

Mercoledì sera il Consiglio comunale è stato convocato per votare il progetto preliminare per la realizzazione della strada di collegamento tra la tangenziale e via Europa, il quale ha richiesto anche la modifica al programma delle opere pubbliche. 




La delibera ha incontrato i voti favorevoli della sola maggioranza e le ragioni sono facili da spiegarsi.

Il nuovo intervento sostituisce quello previsto dalla Giunta Sala lungo via Grandi e consente l'accesso urbano alla tangenziale con un risparmio per il Comune di un milione di euro, un minore impatto ambientale, nonché maggiori vantaggi per la viabilità dato che il traffico nord-sud della città non transiterà più lungo viale Europa, consentendo la connessione della zona sud di Cassano attraverso un collegamento posizionato a debita distanza dall'abitato. 




La bretella richiederà la realizzazione di una nuova rotatoria in via Europa, all'altezza di Zangiacomi, con tempi di realizzazione di 28 settimane e avvio dei lavori a luglio 2015. Con la nuova rotonda l'Amministrazione di centro-sinistra concretizza un altro punto del suo programma, ossia la moderazione della velocità in corso Europa. 
Per chi fosse interessato al dettaglio dei costi e agli aspetti tecnici rinvio al blog dell'Assessore ai Lavori Pubblici, Andrea Gaiardelli, a cui va buona parte del merito delle conquiste raggiunte con questo intervento, e ai documenti dello studio ingegneristico che si è occupato della progettazione. 

BLOG GAIARDELLI
CRONOPROGRAMMA

RELAZIONE DI INQUADRAMENTO
COMPUTO METRICO

NUOVO BANDO DELLA MENSA COMUNALE


Altro punto all'ordine del giorno è stata la votazione di una delibera che porterà alla nuova gara di concessione del servizio della mensa scolastica. La maggioranza ha introdotto nella delibera due emendamenti che vogliono andare nella direzione di un migliore servizio per i nostri bambini.

Gli emendamenti, innanzitutto, sanciscono il principio secondo il quale le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, sicché il concessionario sarà obbligato a garantire il pasto agli studenti anche nelle ipotesi di inadempienza dei loro genitori. In secondo luogo, si è affermata una preferenza per gli alimenti a km zero, per dare sostegno all'economia locale,  e una maggiore attenzione sulla provenienza dei prodotti per alzare ancor più il livello di guardia in favore della salute dei nostri ragazzi. 
Di seguito la delibera approvata in Consiglio. 

DELIBERA CON EMENDAMENTI

MOZIONE IN MERITO AI DISAGI CAUSATI DALLA SOSPENSIONE DEL SERVIZIO DI BIGLIETTERIA DAL BAR DELLA STAZIONE

A seguito dell'incomprensibile decisione del bar della stazione di sospendere il servizio di biglietteria,  le forze politiche di maggioranza si sono attivate per cercare soluzioni all'ennesimo disagio che devono subire i cittadini che usufruiscono del servizio Passante Ferroviario. Si è dunque deciso di presentare in Consiglio una mozione che dà mandato al Sindaco di intraprendere un dialogo con i gestori e naturalmente con RFI per comprendere le ragioni e cercare rimedi. 

Le forze di opposizione hanno ritenuto di non sostenere il documento con il loro voto contrario. In Consiglio hanno affermato che il testo della mozione non era accettabile in quanto menzionava gli attuali proprietari. 
Sono stato io a presentare la mozione in quanto primo firmatario; riporto di seguito il mio intervento e il testo della mozione, dai quali potrete ricavare la pretestuosità degli argomenti avanzati da leghisti, forzisti e dalla lista Bestetti. In questo caso l'azione del Sindaco, per essere il più efficace possibile, avrebbe richiesto un sostegno politico ampio, ma le minoranze hanno preferito speculare, visto che ciò che era in discussione non era la scelta dei gestori, ma il disservizio per i cittadini. I problemi dei pendolari intanto rimangono. Poco male, ce ne occupiamo noi. 


"Grazie Presidente,
la mozione che presentiamo stasera in votazione nasce dall’incomprensibile decisione degli attuali gestori del bar della stazione di sospendere il servizio di biglietteria.
Si tratta di una scelta che ha comportato e comporta non pochi disagi per quei cittadini che usufruiscono del passante, disagi che tra l’altro sono andati a sommarsi ad altri problemi con cui i pendolari devono fari i conti a Cassano. Va detto, infatti, che di recente è stata effettuata la rimozione delle obliteratrici, mentre nulla è stato fatto per l’abbattimento delle barriere architettoniche, nonostante ci sia stato l’interessamento di questo consiglio in una precedente seduta, rimanendo dunque la stazione inaccessibile ai disabili.
La scelta di non vendere i biglietti giunge davvero inaspettata visto che il Comune risulta essere più che adempiente rispetto a tutte le obbligazioni assunte relativamente al servizio bar. A titolo di cronaca, a seguito della demolizione dell’ex bar, a causa del passaggio del tracciato della tangenziale, il Comune si impegnava a costruire un analogo edificio a proprie spese e a cederlo a titolo gratuito a RFI. I lavori sono stati ultimati il 28-8-2012, mentre la cessione della proprietà della stabile è avvenuta il 16-6-2014. Va aggiunto poi che il Comune ha completato l’intervento legato ai parcheggi per automobili e biciclette e, nelle scorse settimane, ha reso riservati ai clienti del bar alcuni posteggi. 
Ora, malgrado il contenuto degli accordi che prevedevano che la nuova unità immobiliare fosse adibita, cito testualmente, ad “uso bar biglietteria” e contro ogni forma di buon senso, RFI assegnava il bando per la gestione del servizio senza prevedere un obbligo di vendita dei biglietti. Ci troviamo quindi di fronte a una scelta legittima, ma comunque non priva di conseguenze negative per gli utenti.
È evidente che il Comune non ha alcun potere tecnico/giuridico per intervenire rispetto a una decisione interna alla gestione di un’attività economica. È pur vero, però, che è difficile rimanere indifferenti e che rimane il piano della responsabilità politica, responsabilità che ci porta a riflettere sulle continue inefficienze che hanno dovuto subire i cittadini in questi anni.
Altri bar a Cassano si occupano già della vendita e anche il bar di nuovo apertura nel quartiere ex Veca, quindi nelle immediate vicinanze della stazione, ha fatto richiesta di erogare il servizio, ma riteniamo comunque politicamente importante porre attenzione su un fatto, che per la sua stranezza è tra quelli che fanno nascere nei cittadini una profonda diffidenza verso le istituzioni.
Attraverso questa mozione, insomma, si vuole dar voce a questo disagio, che merita di essere rappresentato a nostro giudizio da questa assemblea e chiediamo di conseguenza a Sindaco e Giunta di attivarsi per continuare nel confronto con le Ferrovie e per aprire un dialogo con i gestori affinché si ragioni sulla possibilità di arrivare a una soluzione al problema, così come degli altri a cui ho accennato.
Io chiudo con l’auspicio che questa mozione venga votata anche dalle opposizioni perché penso che la Giunta debba poter muoversi con il sostegno più ampio possibile rispetto una questione che tocca nel vivo la quotidianità dei cittadini."


TESTO MOZIONE

lunedì 16 febbraio 2015

CONSIGLI COMUNALI DI NOVEMBRE E DICEMBRE 2014

MOZIONE IN MERITO AL MANTENIMENTO SUL TERRITORIO COMUNALE DELLA CASERMA DEI CARABINIERI

Il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri ha manifestato nei mesi scorsi la volontà di riorganizzare i propri reparti in provincia di Milano, compreso quello cassanese. 
L’esigenza nasce dal fatto che l’attuale sede del comando di Compagnia risulta essere sovradimensionata rispetto ai parametri dettati dal Comando Generale dell’Arma. L’adeguamento agli standard previsti consentirebbe una notevole riduzione del costo di affitto, che attualmente è sostenuto dal Ministero dell’Interno e ammonta a 490 mila euro l’anno.
Alla luce di ciò, il Sindaco Maviglia ha iniziato delle trattative con il Comando Provinciale, la proprietà dello stabile in via Milano e il Comando locale. Dagli incontri è emersa la necessità per i carabinieri di spostare la Compagnia in locali più idonei e allo stesso tempo la disponibilità di far diventare Cassano la sede di una Tenenza, mentre la proprietà si è dimostrata aperta per far seguire al ridimensionamento un nuovo utilizzo della struttura anche in relazione ad altre funzioni di tipo istituzionale e legate ai servizi di sicurezza, con riduzione del relativo affitto.

Per queste ragioni, al fine di mantenere sul territorio del nostro Comune un presidio di sicurezza così importante, tutti i partiti di maggioranza e opposizione hanno trovato l’accordo per votare una mozione che impegna la Giunta a lavorare per la permanenza del Comando dei Carabinieri.
Di seguito trovate i link delle mozioni presentate da maggioranza e opposizione, che sono sfociate in un unico documento votato all'unanimità.


PUT (PIANO URBANO DEL TRAFFICO)

La prima seduta del Consiglio di dicembre è stata dedicata all’approvazione del Piano Urbano del Traffico, il documento che regolamenta la viabilità del Comune per i prossimi anni. Il piano stabilisce le direttive generali circa le modifiche che verrano apportate alla circolazione stradale e non ancora i provvedimenti che verrano adottati in concreto; laddove la maggioranza ha già deciso riporto i nomi delle zone o della vie interessate. 
Queste le scelte più importanti compiute dall’amministrazione:

  •  riqualificazione di via Vittorio Veneto e della piazza Garibaldi: con la realizzazione della tangenziale si punta a realizzare nel centro storico zone a traffico limitato e pedonali;
  •  riclassificazione funzionale di tutte le strade, ossia un intervento per il restringimento della carreggiata, la realizzazione di spartitraffico e cambiamenti nella segnaletica per tutte quelle strade dove esistono ancora oggi pericoli per la sicurezza;
  •  nuova rotonda all’altezza dell’incrocio tra viale Europa e via Venezia (zona cantiere Polo della Musica);
  •  realizzazione del terminal per il trasporto pubblico presso la stazione ferroviaria, che diventerà il nuovo capolinea cassanese sostituendosi all’attuale in via Milano;
  •  completamento delle seguenti piste ciclabili sul territorio: 1) Cascine San Pietro-Cassano (collegamento della ciclabile che da via Rivolta (zona ex Bucca) va a Cascine passando sotto il tracciato della vecchia ferrovia), 2) Groppello-Vaprio d’Adda (dal centro di Groppello passando per la campagna fino alla casa Cantoniera dove si collega con la pista cittadina di Vaprio), 3) Cascine San Pietro-Rivolta (dalla zona dell’attuale cantiere Bre.Be.Mi. verso Cascina Seriole fino a collegarsi con la ciclabile di Rivolta lungo l’Adda).
Di seguito riporto la relazione politica e le cartine relative agli interventi.
     
     CARTOGRAFICO
      
BILANCIO


L’adempimento di bilancio, che quest’anno è avvenuto con diversi mesi di anticipo, ha finanziato gli obiettivi per l’anno 2015. Pubblico di seguito una slide del Sindaco che mette in evidenza i traguardi da raggiungere per l’anno in corso e sottolineo che questi sono stati interamente finanziati senza apportare modifiche al sistema di tassazione stabilito negli anni precedenti.
I documenti di bilancio hanno fatto emergere più che mai il lavoro positivo dell’amministrazione ed hanno anche rivelato dati sui cui riflettere.
Riporto, dunque, il mio intervento nel consiglio del 22 dicembre attraverso il quale ho potuto svolgere alcuni riflessioni.

"Grazie Presidente,

vorrei iniziare il mio intervento da tre scelte compiute da questa amministrazione e che sono quelle che, a mio giudizio, l’hanno maggiormente caratterizzata, che maggiormente ne hanno delineato il profilo.
Possono essere viste come tre rivoluzioni culturali, piccole, ma allo stesso tempo grandi, io direi enormi.
Piccole perché la cultura politica attuale sembra suggerire che la soluzione dei problemi passi attraverso la straordinarietà di eventi o grandi opere, mentre  tali scelte sono entrate silenziosamente nella quotidianità dei cittadini segnando una vera e propria svolta.
Appena insediati abbiamo inaugurato la casetta dell’acqua, bene preziosissimo.  Abbiamo detto che l’acqua è di tutti, che è un bene comune, che non va associata a logiche di profitto e che va utilizzata secondo necessità, senza sprechi.
La seconda scelta riguarda la cosiddetta viabilità sostenibile. Rispetto questo tema quel che è stato fatto alla stazione ferroviaria, mi riferisco alla sistemazione dei parcheggi per le automobilI e per le biciclette, ha incentivato fortemente gli spostamenti nel rispetto dell’ambiente. L’apertura della tangenziale darà nuova linfa a questo tipo di politiche, che, mai come oggi se si pensa ai cambiamenti climatici e a tutto ciò che comportano per la salute dell’uomo, sono indispensabili.
Rispettare l’ambiente significa rispettare il territorio, dunque si arriva alla scelta di bloccare il consumo del suolo. Si tratta di una scelta che ha iniziato a introdurre un nuovo modo di concepire il bilancio, nel senso di non contare più sugli oneri di urbanizzazione, ma che soprattutto preserva il paesaggio e mette più al sicuro Cassano da episodi tragici come quelli che ogni anno caratterizzano gli autunni italiani.
Io vorrei porre l’attenzione, però, stasera su un quarto tema sul quale penso che questa amministrazione possa incidere di più, riprendo di fatto la riflessione che ho aperto nelle sedute scorse e che riguarda la questione della produttività. Utilizzo questo termine nel significato più ampio che gli si possa attribuire, che mi auguro alla fine dell’intervento possa essere chiaro a tutti.
Questo bilancio ultima l’operazione di contenimento e revisione della spesa e lo fa nel quarto anno di amministrazione. Io penso che rispetto al taglio della spesa si dovesse giocare più d’anticipo,  invece, si è rimandato di anno in anno perché non si è ancora accettata la drastica riduzione dei trasferimenti statali. Lo ripeto, per me i tagli sono una conseguenza logica della situazione del paese e per questo devono essere vissuti come un’occasione non come una preoccupazione. Ci siamo messi sulla difensiva perché spaventati dall’idea che minori entrate significassero la riduzione dei servizi, ma poi si arriva al quarto anno e i servizi rimangano uguali, anzi, in alcuni casi si riesce a migliorarne la qualità e non c’è alcuna necessità di aumentare le tasse.  Allora questo significa che c’è stato qualche errore di valutazione e che aver fatto il lavoro sulla spesa già un anno fa o anche prima avrebbe consentito oggi di avere un bilancio, passatemi il termine, ‘pulito’ e in grado di suggerirci come e dove investire. L’ho detto tante volte il PGT ha aperto degli spazi per l’iniziativa economica, ma non è sufficiente, noi dobbiamo capire che il problema italiano è il classico problema di un debitore, se hai un debito chi te lo finanzia vuole i suoi interessi pagati.
Quindi è inutile trincerarsi dietro ad argomenti del tipo “i comuni hanno contribuito di più e l’amministrazione centrale di meno”, prima o poi toccherà a tutti se non si interviene per aiutare l’economia e chi amministra deve fare questo oggi, deve preoccuparsi di questa che è una vere e propria urgenza. Il Bilancio di quest’anno segnale la riduzione del gettito Irpef e questa è una responsabilità anche nostra perché fin dal primo anno di amministrazione abbiamo detto che la competenza del lavoro non era del comune, ma in un mondo sempre più connesso basta una sola istituzione che non fa la sua parte e se ne pagano le conseguenze. Noi siamo intervenuti per lo più per dare sostegno a chi era già in difficoltà e non si può dire che grazie per chi ha lavorato in questo senso, mi riferisco in particolare al al Sindaco e all’Assessore ai servizi sociali. In questi quattro anni io non ho mai sentito parlare di come sviluppare la nostra zona industriale, di come valorizzare i nostri beni paesaggistici e culturali, abbiamo predisposto un piano per il commercio, ma se l’idea è quella di un centro commerciale urbano, allora il nostro centro commerciale che destino ha? Chiudo. L’Italia è stata e riesce nonostante tutto a rimanere tra i grandi paesi del mondo perché è un paese produttore, cioè un paese che ha la capacità di trasformare la materia e che tra l’altro grazie alla sua creatività lo fa meglio di chiunque altro. Ecco allora ragioniamo affinché Cassano aiuti l’Italia in questo senso. Soprattutto non diciamo che questa amministrazione ha salvato i servizi, che non può essere un obiettivo politico, diciamo che ha rafforzato l’economia locale, che ha creato posti di lavoro e cultura del lavoro. È questa la strada per ridurre le tasse."