Come da tradizione si è svolta, alla Cappella del Revellino, la celebrazione in ricordo dei soldati piemontesi abbandonati e fatti morire di inedia nei sotterranei del castello di Cassano. Nel bel mezzo di una guerra tra le potenze europee di allora (guerra che coinvolse il nostro territorio nella battaglia del 1705) i soldati savoiardi furono vittime del tradimento del loro sovrano Vittorio Amedeo II di Savoia, che cambiando bandiera li condusse a una atroce fine (cliccare su "La nostra storia" e poi scegliere il link "La battaglia di Cassano del 1705"). Il popolo cassanese ebbe pietà di quei ragazzi, dando loro degna sepoltura ed edificando in loro memoria la cappelletta. Grazie a questo gesto, oggi, il Revellino è sinonimo di pace. Da qualche anno i bambini delle scuole scendono al Revellino per conoscere questa storia e riflettere sulla possibilità di un mondo senza guerra. Mai come oggi questa riflessione è attuale, se si pensa alle milioni di persone che, anche in questo momento, stanno fuggendo dalla violenza di nuovi conflitti. Per questa ragione la Pro Loco, nella persona del Sig. Bruschi Emilio, ha scelto per quest'anno di collegare il tema della pace a quello della migrazione. Da Assessore alle Tradizioni Locali ho salutato con gioia questa decisione. I lavori dei ragazzi sono stati bellissimi, pieni di messaggi che hanno molto da insegnare a noi adulti. Ricordo che nel 2005 il parlamento ha approvato la legge n. 24, che ha proclamato il 4 ottobre "Giornata della pace, della fraternità e del dialogo". Attraverso il Revellino il percorso verso questa data ha acquisito ancora più senso. Un grazie al Sindaco per la sua presenza e il sostegno morale che ha dato all'iniziativa; un grazie alla famiglia Braga per la cura e l'amore che continua a dedicare al sito del Revellino; un grazie alla Dirigente Valentina Marcassa per aver accolto l'iniziativa; un grazie a tutte le insegnanti che hanno fatto riflettere i ragazzi sulla pace e sui problemi delle migrazioni; un grazie alla Pro Loco e alla Banda per il loro prezioso contributo.
L'Italia può essere
raccontata anche come la patria della cattiva interpretazione.
Partendo dalla religione, tutti
nel nostro Paese (purtroppo) hanno esperienza dei danni provocati dalla
dottrina dogmatica imposta dal potere ecclesiastico per secoli. I dogmi della
fede sono quelli che hanno creato la doppia morale, il familismo amorale e gli
assurdi pregiudizi e divieti in ordine alla libertà sessuale dell’individuo.
Tuttavia, con Papa
Francesco qualcosa sembra essere cambiato davvero. Si può parlare di una vera e
propria rivoluzione in atto nell'ambito della Morale, tale da rendere davvero
evangelica la Chiesa di Roma, liberata dal potere temporale e per questo molto
lontana dagli innumerevoli tentativi posti in essere in passato per condizionare
le istituzioni democratiche - comunque non completamente cessati. Chissà,
allora, se a questo punto, non sia possibile una rivoluzione culturale anche
nell'ambito della Politica. Con quest'ultima dimensione gli Italiani hanno
sempre avuto un rapporto davvero difficile, oggi complicato ancora di più dalla
contingenza storica. Nella maggior parte dei casi il cittadino italiano non si
riconosce in alcuna identità politica e ha un enorme diffidenza nei confronti
di chi frequenta i palazzi del potere. Nella migliore delle ipotesi questa
mentalità assume varie forme di populismo, di destra e di sinistra; nella
peggiore diventa predominante una visione indifferenziata del mondo, ormai
ideologia dilagante, ossia il cd. qualunquismo. Ci sono ragioni storiche che
possono spiegare tutto questo, ma oltre a ciò c’è un modello educativo di fondo
che punta tutto sulla trasmissione di valori etici e poco a saggiare la nostra
capacità di azione, con evidenti conseguenze negative sul nostro modo di
pensare, di giudicare e, per l’appunto, di agire.
Per esempio, quando a
scuola ci viene presentato un autore come Machiavelli, la nostra prima reazione
è un facile giudizio che bolla il suo pensiero come cinico, spietato e privo di
basi morali. A dimostrazione il fatto che tra Savonarola e Machiavelli, i due
grandi rivali della Repubblica Fiorentina, scegliamo di schierarci per il
primo, il predicatore che richiama ai buoni principi e all’onestà (quanti sono
in Italia gli imitatori di Savonarola!). Del resto, non è vero che Machiavelli
ha descritto la politica come sfera autonoma dalla morale? Non è forse sua la
frase “il fine giustifica i mezzi”?
In verità, nella sua opera
più importante, una delle maggiori della modernità, il testo che ha fondato la
scienza politica, “Il principe”, non
si rinvengono tracce di quelle parole. Dal mio punto di vista è giunto il
momento di approfondire seriamente il pensiero di Machiavelli e di mettere in
discussione le false tesi sul suo conto, tesi, peraltro, profondamente
diseducative.
Il vero insegnamento di
Machiavelli è che l’etica senza l’azione politica non ha alcun senso.
Fare questo, a mio
giudizio, significa affrontare una delle tappe fondamentali per portare a
compimento la rinascita italiana, per scoprire come i tratti così caratteristici
della nostra amata Italia possano riproporsi nel mondo già affacciato sulla
modernità. Suggerisco a tal fine un brano davvero illuminante tratto dal libro “La redenzione dell’Italia” di Maurizio
Viroli.
Buona lettura e buon
pensiero!!!
“Se davvero avesse enunciato la tesi dell’autonomia della politica, tale
pensata sarebbe il suo peggior insegnamento, da ricordare come semplice
curiosità storica. Ben altro, e di grande valore, è quanto ci ha lasciato sul
rapporto fra azione politica e principi etici. In tutti i suoi scritti ha
esortato ed educato a perseguire ideali di chiare valore etico: la fondazione
di buoni ordini politici che possano assicurare il bene comune e il governo
della legge; la libertà e la dignità della patria; la lotta contro la
corruzione politica, il riconoscimento della virtù quale unico titolo per
accedere ai più alti onori; l’odio verso ogni forma di tirannide. Altro che
autonomia dall’etica! La politica
trae da questa i fini e i mezzi. Questi ultimi valgono infatti, con buona pace
del trito e banale detto che per Machiavelli “il fine giustifica i mezzi” – in
quanto servono un fine moralmente degno, non qualsiasi fine politico, da quello
di un redentore a quello di un tiranno. Se il politico che persegue tale fine
moralmente degno è costretto a essere “non buono” o ad “entrare nel male”, la
sua azione può essere scusata – mai giustificata – soltanto perché il fine è
eticamente nobile e i mezzi necessari. Questa lezione Machiavelli la trae anche
dalla Bibbia, in particolare dal libro dell’Esodo, dove Mosè compie efferate
crudeltà per poter condurre il popolo d’Israele alla Terra Promessa. Il
Principe, è bene tenerlo presente, si chiude con l’invocazione di un redentore
che abbia Dio amico, come l’ebbe Mosè. Quanto al valore teorico del concetto di
autonomia della politica, non sono certo necessarie molte parole per spiegare
che la tesi è falsa in via di fatto e diseducativa. È falsa in via di fatto in
quanto l’opera di politici è sempre stata, e non può non essere, giudicata in
base a criteri etici. È diseducativa in quanto è un incoraggiamento a mal fare
a chi è già in tal senso ben disposto. Non era certo questo il significato che
Croce e Chabod attribuivano al concetto di autonomia della politica, ma in
Italia essa è stata presa a bandiera dai politici corrotti che hanno
invocato immunità per le loro malefatte,
proclamando ai quattro venti che il loro operato non può essere giudicato con
ordinari criteri morali.”
Venerdì scorso Roberto Maviglia mi ha nominato Assessore affidandomi le seguenti deleghe:
-Sport e impianti sportivi;
-Turismo;
-Tempo Libero;
-Pro Loco e tradizioni locali.
Ho deciso, molto volentieri, di accettare questo nuovo ruolo nell'Amministrazione e ringrazio il Sindaco per la fiducia che mi ha accordato. Il decreto di nomina sarà operativo dal primo settembre, giorno in cui inizierò a mettermi in contatto con tutte le realtà del territorio investite dalle deleghe che mi sono state conferite. Inoltre, a partire dal 5 settembre, sarò disponibile a ricevere i cittadini ogni sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.30; a breve comunicherò anche l’indirizzo di posta elettronica.
Rivolgo un ringraziamento ad Angelo Colombo per il lavoro che ha svolto e, come primo atto del nuovo incarico, sento di dover rivolgere un pensiero a Dino Galliazzo per il difficile momento che sta attraversando.
Un aspetto da migliorare per superare l’ormai annoso
problema della disoccupazione è l’incontro tra la domanda e l’offerta di
lavoro. Di fronte ai dati preoccupanti e purtroppo stabili che emergono dagli
studi dei centri di controllo, il Comune, soprattutto grazie all'impegno dell'Assessore ai Servizi Sociali e alle Politiche Giovanili, Arianna Moreschi, ha organizzato un evento, il career day lavoro, in cui i
giovani avranno la possibilità di confrontarsi direttamente con le aziende del
territorio, di acquisire informazioni utili circa le esigenze del mercato del
lavoro e di conoscere i percorsi da seguire per ottenere un riscontro alla propria ricerca.
L’iniziativa si svolgerà venerdì 15 maggio e sabato 16 maggio
in Via Pila 11, all’ex Dopolavoro, nei locali che ospitano il neonato Centro di
Protagonismo Giovanile.
Una giornata dell'evento, venerdì 15, sarà dedicata alle sole imprese locali; un
gruppo di esperti esporrà i cambiamenti intervenuti dopo l’approvazione del
Jobs Act e le nuove opportunità che ne sono scaturite. Verrano spiegati, inoltre, gli strumenti e i finanziamenti offerti alle imprese dal programma Garanzia Giovani.
Nella seconda giornata, invece, sono stati preparati una serie di
momenti formativi per coloro che sono alla ricerca di un posto di lavoro e stands
che permetteranno il confronto diretto tra i giovani e le aziende, che
raccoglieranno anche curriculum.
Insomma, un’ottima opportunità da sfruttare!
Di seguito i volantini
dell’evento, in cui potrete trovare gli orari delle singole iniziative e gli indirizzi per iscriversi e ottenere ulteriori informazioni.
“Nella terra degli uomini - dove suona la musica - e governa
la tecnica”, così Jovanotti canta nel brano “La terra degli uomini”.
Non c’è dubbio che grazie agli avanzamenti scientifici le
nostre condizioni di benessere siano cambiate in meglio; strano, d’altra parte,
che rimanga forte e diffuso in noi un senso di disorientamento, una insanabile
insoddisfazione.
La tecnologia, oggi, ci fa comunicare in tempo reale con chi
si trova dall’altra parte del mondo, ci consente di spostarci fisicamente in
diversi modi, così come permette il trasporto di merci e capitali in tempi
incredibilmente brevi. C’è, poi, una lunga serie di ausili accessori che
rendono la nostra quotidianità infinitamente più agevole rispetto ai nostri
antenati: dall’automobile ai condizionatori; dalle grande infrastrutture ai
computer nelle nostre case e nei luoghi di lavoro; dalla connessione Wi-Fi per
l’accesso alla Rete alla Tv a pagamento e via dicendo.
È difficile affermare che i benefici della tecnica siano
goduti in modo uguale da tutta l’umanità, ma rimane il fatto che le nostre vite
sono state sgravate da diversi pesi, alcuni dei quali molto faticosi da
affrontare ed è possibile, infine, registrare una tendenza, ovverosia l’espansione
di un modello sociale tecnocratico a tutto il globo.
Dovremmo rallegrarci di quello che sta accadendo, eppure,
negli anni 2000, giungono ancora le crisi, che fanno crescere la rabbia sociale,
la quale interpella a sua volta la politica.
La politica, però, si presenta come succube di poteri
impersonali come quello economico o quello mediatico, si presenta come il
prolungamento di elitè sempre meno individuabili e sempre meno espressione dei
popoli e dei loro bisogni.
Per il superamento della crisi, per esempio, la politica
ritiene sia sufficiente correggere alcuni parametri economici, che tutto
risiede nell’individuare le adeguate leggi contabili.
Non abbiamo forse assistito in questi anni al balletto dei
governi tecnici, dei consulenti, dei burocrati e dei commissari alla spending
review?
La politica è un’attività umana come altre, che ha un suo
compito specifico importantissimo e rispetto alla quale tutti gli uomini e le donne esprimono
un giudizio, anche coloro che si dichiarano indifferenti. È dunque dentro di
noi che vanno trovate le ragioni del declino del nostro tempo.
Ciò accade certo quando chi ricopre ruoli dirigenziali non
si assume le proprie responsabilità,ma
c’è anche un’altra ragione: la gran parte di noi continua a preferire la
scienza al Sapere, la parzialità alla Verità; gran parte di noi ha valutato la conoscenza
che presidia la comodità degli strumenti tecnologici migliore del sano
sacrificio che richiede la ricerca di sé stessi e la vita di relazione.
La conoscenza tecnica, infatti, ha per oggetto soltanto una
parte della realtà, una porzione delle
cose che va studiata in profondità, ma pur sempre isolandola dal resto. Una
sezione di realtà che deve essere analizzata per ricavare le applicazioni che
ci permettono di avere sempre più il dominio su una determinata parte di mondo.
Si tratta, allora, di un punto di vista circoscritto, dal
quale non possono che derivare soluzioni ipotetiche, precarie,
straordinariamente importanti per il progresso scientifico, per la ricerca e
per lo sviluppo, molto meno o per niente per il progresso culturale e dunque Politico.
Il metodo scientifico è diventato filosofia scientifica, in
base alla quale ci siamo convinti che grazie agli strumenti tecnologici la
nostra potenza sia diventata insuperabile, che sia possibile affrontare il
mondo da soli. Mai un’illusione è stata così bugiarda, così incapace di
descrivere la complessità e la magia dell’essere umano, che sa concepire l’Eterno.
Nella terra degli uomini può ancora suonare la Musica, perché, come
dice ancora Jovanotti nell’ultimo singolo trasmesso dalle radio, “ora che
siamo qui noi siamo gli Immortali”
Di seguito il video delle due canzoni e un brano tratto
da "La filosofia dai Greci al nostro tempo. La filosofia contemporanea” di Emanuele Severino, per chi volesse proseguire nella riflessione.
Eppure, eppure proprio quando il paradiso della scienza
potrà realizzarsi, si farà innanzi e diventerà incombente una privazione, tanto
più angosciosa quanto più essa tenderà a restare l'unica privazione della vita
dell'uomo.
Il paradiso della scienza è infatti fondato sulla logica
della scienza, cioè su una logica ipotetica, che ha rinunciato a presentarsi
come verità definitiva e incontrovertibile. Questo vuol dire che, per quanto
elevata e crescente, la felicità del paradiso della scienza è ipotetica, ossia
può presentarsi da un momento all'altro come illusoria, ed è inevitabilmente
accompagnata dalla consapevolezza di questa possibilità.
Ma un paradiso in cui è possibile chiedersi se esso non sia
un'illusione è un inferno. Quanto più si è felici, tanto più il terrore di
perdere la felicità rende infelici.
Nietzsche ha rilevato che, nella società moderna, le
migliori condizioni di vita e la sicurezza raggiunta riducono o eliminano
l'angoscia per l'imprevedibilità del divenire e danno il piacere
dell'imprevisto e dell'avventura. E si può pensare che questo fenomeno
raggiunga il culmine con le condizioni di vita rese possibili dal paradiso
della scienza e della tecnica... Si ama l'avventura e l'imprevisto se si è
sostanzialmente sicuri; ma non li si ama più quando la felicità è così alta da
crescere sempre e tuttavia ci si rende conto che la sicurezza del suo possesso
rimane nonostante tutto un'ipotesi e che quindi il paradiso può essere
improvvisamente perduto.
Il paradiso della scienza è inevitabilmente privo di
verità, perché la nostra cultura ha abbandonato da tempo la pretesa di
conoscere la verità. E l'ha dovuta abbandonare, perché la verità, come
evocazione degli immutabili, è stata “un rimedio peggiore del male”. Tuttavia,
una volta che l'uomo ha attraversato l'epoca che lo separa dal paradiso della
scienza - l'epoca in cui ha ancora senso il piacere dell'avventura e
dell'imprevisto, perché tale piacere può riuscire superiore al dolore del
naufragio -, l'imprevedibilità del divenire torna a farsi angosciosa, anzi
spinge al punto più alto dell'angoscia, perché ora ciò che il divenire può
tenere in serbo è il naufragio del paradiso. Anche il rimedio della scienza
fallisce.
È a questo punto che la filosofia potrà avere un futuro.
Fino a questo punto, la filosofia, come evento sociale, è
destinata a non mutare, ossia ad allargare e a rafforzare il suo carattere
presente, il suo compito di proteggere il divenire dalle incursioni e dai
ritorni della tradizione, rendendolo disponibile all'azione
scientifico-tecnologica.
Quando invece, con l'avvento del paradiso della scienza, ci
si renderà conto che il paradiso in cui si abita non ha verità, e l'angoscia
diventerà insopportabile, la filosofia potrà trovarsi di fronte a un bivio.
O si rivolgerà nuovamente alla verità della tradizione
epistemica occidentale, oppure, finalmente, incomincerà a mettere in questione lo
spazio, portato alla luce dal pensiero greco, in cui cresce l'intera storia
dell'occidente fino all'avvento del paradiso della scienza: lo spazio che è
comune sia all'evocazione degli immutabili, sia alla loro distruzione, sia al
paradiso della scienza – lo spazio costituito dalla fede nell'esistenza del
divenire.
Nel primo caso, si riaprirebbe il circolo che dal rimedio
epistemico conduce inevitabilmente al rimedio scientifico e al loro fallimento.
Nel secondo caso, la filosofia, come evento corale e voce
dei popoli, incomincerebbe a rendersi conto che la suprema “evidenza” del
divenire è appunto una fede, anzi la fede che tra tutte è stata la meno
discussa; incomincerebbe cioè a rendersi conto che lo spirito critico del
passato, del presente e del futuro della civiltà occidentale, discute tutto, ma
non discute l'essenziale, cioè la fede di fondo in cui l'Occidente si muove, la
fede che le cose escono dal niente e ritornano nel niente.
Per quanto sconcertanti possano apparire oggi queste
affermazioni, è però possibile sin d'ora comprendere che l'uomo va alla ricerca
del rimedio contro l'angoscia del divenire, perché innanzi tutto crede che il
divenire esista; e che quando si incomincia a mettere in questione questa fede
– a guardarla in faccia e a chiederle con quale autorità essa parla -,si incomincia a mettere in questione la
logica del rimedio.
Nemmeno per Nietzsche il superuomo sente il bisogno di un
rimedio e di un riparo contro il divenire. Ma quanto stiamo dicendo accenna a
un senso radicalmente diverso dal “superuomo”: ci si porta oltre l'uomo quando
ci si libera dalla fede del divenire, e quindi dall'angoscia che essa produce,
e quindi dal bisogno di costruire un riparo contro di essa.
Emanuele Severino da “La filosofia dai Greci al nostro
tempo. La filosofia contemporanea”
Quando era in vita il grande Giorgio Bocca mi piaceva l’irriverenza dei suoi articoli sull’Espresso. Uno come lui era partigiano senza bisogno di tessere o patenti, i valori della Resistenza li respiravi in ogni sua parola. Mi ricordo che nella sua rubrica, L’Antiitaliano, tentava spesso di far riflettere sulle innumerevoli manifestazioni e scioperi che immancabilmente non conducono a nessun risultato.
Il 5 maggio i sindacati hanno proclamato lo sciopero nazionale contro la riforma della Scuola del Governo Renzi, ma io mi chiedo dove siano le ragioni di questa mobilitazione.
Dalla Segreteria Bersani in poi è cambiato completamente il discorso pubblico sulla scuola: in primis, è stata presa la difesa degli insegnanti, al cui ruolo, con scelte e dichiarazioni, si è restituita dignità; finalmente è diventata priorità nazionale l’assunzione di 100.000 precari, così come è stata posta attenzione all’adeguamento degli stipendi del personale docente, cercando anche di reperire fondi per riconoscere nelle buste paga dei professori soldi per l’aggiornamento culturale. Non vanno trascurati, inoltre, gli stanziamenti dell’Esecutivo per i progetti di recupero sugli edifici scolasti, che a Cassano, per esempio, hanno consentito l’intervento sulla scuola media. Dove governa la coalizione di centro-sinistra a livello locale – accade in molte parti d’Italia ormai - la scuola è un tema presentissimo: sempre a Cassano la voce di bilancio per progetti culturali e per far fronte al disagio scolastico è aumentata da 200.000 Euro a quasi 500.000 Euro.
C’è, infine, una consapevole assegnazione delle responsabilità; ne è esempio l’allontanamento dalle graduatorie di quegli insegnanti che usavano la legge 104 indebitamente. Stesso principio sta alla base della scelta di riconoscere maggiori poteri ai dirigenti scolastici con la chiamata diretta dei docenti, permettendo alle famiglie di rivolgersi a un funzionario che non potrà che rispondere delle sue decisioni.
Ogni volta che arriva al governo la sinistra, ogni volta che la sinistra deve entrare nelle cose, farsi carico dei problemi, parte il fuoco amico, la volontà di logorare ogni azione realmente progressista.
Il sindacato in linea teorica dovrebbe organizzare i lavoratori e operare per il miglioramento delle loro condizioni, ma a quanto pare il superamento definitivo del precariato, l’adeguamento dei salari e la riabilitazione dell’insegnamento e dell’educazione sul piano culturale non rientrano in questa dimensione.
Ciò che conta, invece, e fare le pulci al merito di ogni provvedimento legislativo cosa di cui si dovrebbe occupare l’opposizione politica, ma anche quella, purtroppo, è intenta solo a fare polemica o protesta fine a se stessa.
Tutti quei soggetti che dovrebbero costituire la consistenza democratica di un paese moderno non gradiscono in Italia svolgere la loro funzione, ossia guidare gli interessi del gruppo sociale che rappresentano al servizio dell’interesse generale. Preferiscono al contrario trasformarsi in feudi, corporazioni autoreferenziali, la cui politica non può che essere, quella sì, precaria, come i risultati che produce d’altronde.
Lo sciopero convocato per il cinque maggio rientra proprio in questo modo di intendere il proprio compito, il proprio ruolo, una concezione talmente diffusa da diventare sistema, un sistema dove merita di essere difeso solo chi appartiene, chi ha la patente del gruppo, mentre tutti gli altri non sono degni.
Da questa concezione né è nata una vera e propria mentalità, chiusa e soffocante, che sotto i grandi discorsi nasconde pregiudizi e pigrizia estrema, parte enorme dei problemi del nostro paese.
Ad alimentarla ci sono anche quelli che sono sempre pronti a giudicare quanto sei di sinistra, a spiegarti quante battaglie hanno fatto per la libertà, che devono spiegarti quanto sia importante distinguere.
I giornali sottolineano che il cinque maggio sarà il primo sciopero nazionale della scuola dalla Riforma Gelmini, il primo dopo sette anni: quindi la Gelmini e il Governo Berlusconi sono la stessa cosa dell’attuale governo?
Non c’è nessuna differenza?
A leggere le dichiarazioni apocalittiche di chi vuole questa mobilitazione parrebbe proprio di sì.
Siamo vicini al 25 aprile, la Festa della Liberazione. Forse la ricorrenza di quest’anno dovrebbe farci riflettere proprio sulla scuola, primo luogo di libertà, intesa innanzitutto come possibilità di comprendere la realtà e i suoi cambiamenti. Il 25 aprile, come sempre, il mio animo sarà in festa, e penserò un po’ a Giorgio Bocca, un partigiano che ha deciso in tutta la sua vita di appartenere soltanto alla libertà e alla verità, perché un valore, per esseretrasmesso, non richiede tessere.
In bocca al lupo a tutti quegli insegnanti che meritano di ottenere la stabilizzazione della loro posizione! A loro auguro una Buona Liberazione, la festa di tutti, anche di chi sciopera!
COLLEGAMENTO URBANO TRA VIALE EUROPA E LA NUOVA TANGENZIALE
Mercoledì sera il Consiglio comunale è stato convocato per votare il progetto preliminare per la realizzazione della strada di collegamento tra la tangenziale e via Europa, il quale ha richiesto anche la modifica al programma delle opere pubbliche.
La delibera ha incontrato i voti favorevoli della sola maggioranza e le ragioni sono facili da spiegarsi. Il nuovo intervento sostituisce quello previsto dalla Giunta Sala lungo via Grandi e consente l'accesso urbano alla tangenziale con un risparmio per il Comune di un milione di euro, un minore impatto ambientale, nonché maggiori vantaggi per la viabilità dato che il traffico nord-sud della città non transiterà più lungo viale Europa, consentendo la connessione della zona sud di Cassano attraverso un collegamento posizionato a debita distanza dall'abitato.
La bretella richiederà la realizzazione di una nuova rotatoria in via Europa, all'altezza di Zangiacomi, con tempi di realizzazione di 28 settimane e avvio dei lavori a luglio 2015. Con la nuova rotonda l'Amministrazione di centro-sinistra concretizza un altro punto del suo programma, ossia la moderazione della velocità in corso Europa. Per chi fosse interessato al dettaglio dei costi e agli aspetti tecnici rinvio al blog dell'Assessore ai Lavori Pubblici, Andrea Gaiardelli, a cui va buona parte del merito delle conquiste raggiunte con questo intervento, e ai documenti dello studio ingegneristico che si è occupato della progettazione. BLOG GAIARDELLI CRONOPROGRAMMA RELAZIONE DI INQUADRAMENTO COMPUTO METRICO NUOVO BANDO DELLA MENSA COMUNALE
Altro punto all'ordine del giorno è stata la votazione di una delibera che porterà alla nuova gara di concessione del servizio della mensa scolastica. La maggioranza ha introdotto nella delibera due emendamenti che vogliono andare nella direzione di un migliore servizio per i nostri bambini. Gli emendamenti, innanzitutto, sanciscono il principio secondo il quale le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, sicché il concessionario sarà obbligato a garantire il pasto agli studenti anche nelle ipotesi di inadempienza dei loro genitori. In secondo luogo, si è affermata una preferenza per gli alimenti a km zero, per dare sostegno all'economia locale, e una maggiore attenzione sulla provenienza dei prodotti per alzare ancor più il livello di guardia in favore della salute dei nostri ragazzi. Di seguito la delibera approvata in Consiglio. DELIBERA CON EMENDAMENTI MOZIONE IN MERITO AI DISAGI CAUSATI DALLA SOSPENSIONE DEL SERVIZIO DI BIGLIETTERIA DAL BAR DELLA STAZIONE
A seguito dell'incomprensibile decisione del bar della stazione di sospendere il servizio di biglietteria, le forze politiche di maggioranza si sono attivate per cercare soluzioni all'ennesimo disagio che devono subire i cittadini che usufruiscono del servizio Passante Ferroviario. Si è dunque deciso di presentare in Consiglio una mozione che dà mandato al Sindaco di intraprendere un dialogo con i gestori e naturalmente con RFI per comprendere le ragioni e cercare rimedi. Le forze di opposizione hanno ritenuto di non sostenere il documento con il loro voto contrario. In Consiglio hanno affermato che il testo della mozione non era accettabile in quanto menzionava gli attuali proprietari. Sono stato io a presentare la mozione in quanto primo firmatario; riporto di seguito il mio intervento e il testo della mozione, dai quali potrete ricavare la pretestuosità degli argomenti avanzati da leghisti, forzisti e dalla lista Bestetti. In questo caso l'azione del Sindaco, per essere il più efficace possibile, avrebbe richiesto un sostegno politico ampio, ma le minoranze hanno preferito speculare, visto che ciò che era in discussione non era la scelta dei gestori, ma il disservizio per i cittadini. I problemi dei pendolari intanto rimangono. Poco male, ce ne occupiamo noi.
"Grazie Presidente,
la mozione che presentiamo
stasera in votazione nasce dall’incomprensibile decisione degli attuali gestori
del bar della stazione di sospendere il servizio di biglietteria.
Si tratta di una scelta che
ha comportato e comporta non pochi disagi per quei cittadini che usufruiscono
del passante, disagi che tra l’altro sono andati a sommarsi ad altri problemi
con cui i pendolari devono fari i conti a Cassano. Va detto, infatti, che di
recente è stata effettuata la rimozione delle obliteratrici, mentre nulla è
stato fatto per l’abbattimento delle barriere architettoniche, nonostante ci
sia stato l’interessamento di questo consiglio in una precedente seduta,
rimanendo dunque la stazione inaccessibile ai disabili.
La scelta di non vendere i
biglietti giunge davvero inaspettata visto che il Comune risulta essere più che
adempiente rispetto a tutte le obbligazioni assunte relativamente al servizio
bar. A titolo di cronaca, a seguito della demolizione dell’ex bar, a causa del
passaggio del tracciato della tangenziale, il Comune si impegnava a costruire
un analogo edificio a proprie spese e a cederlo a titolo gratuito a RFI. I
lavori sono stati ultimati il 28-8-2012, mentre la cessione della proprietà
della stabile è avvenuta il 16-6-2014. Va aggiunto poi che il Comune ha
completato l’intervento legato ai parcheggi per automobili e biciclette e,
nelle scorse settimane, ha reso riservati ai clienti del bar alcuni
posteggi.
Ora, malgrado il contenuto
degli accordi che prevedevano che la nuova unità immobiliare fosse adibita,
cito testualmente, ad “uso bar biglietteria” e contro ogni forma di buon senso,
RFI assegnava il bando per la gestione del servizio senza prevedere un obbligo
di vendita dei biglietti. Ci troviamo quindi di fronte a una scelta legittima,
ma comunque non priva di conseguenze negative per gli utenti.
È evidente che il Comune non
ha alcun potere tecnico/giuridico per intervenire rispetto a una
decisione interna alla gestione di un’attività economica. È pur vero, però, che
è difficile rimanere indifferenti e che rimane il piano della responsabilità
politica, responsabilità che ci porta a riflettere sulle continue inefficienze
che hanno dovuto subire i cittadini in questi anni.
Altri bar a Cassano si
occupano già della vendita e anche il bar di nuovo apertura nel quartiere ex
Veca, quindi nelle immediate vicinanze della stazione, ha fatto richiesta di
erogare il servizio, ma riteniamo comunque politicamente importante porre
attenzione su un fatto, che per la sua stranezza è
tra quelli che fanno nascere nei cittadini una profonda diffidenza verso le
istituzioni.
Attraverso questa mozione,
insomma, si vuole dar voce a questo disagio, che merita di essere rappresentato
a nostro giudizio da questa assemblea e chiediamo di conseguenza a Sindaco e
Giunta di attivarsi per continuare nel confronto con le Ferrovie e per aprire
un dialogo con i gestori affinché si ragioni sulla possibilità di arrivare a
una soluzione al problema, così come degli altri a cui ho accennato.
Io chiudo con l’auspicio che
questa mozione venga votata anche dalle opposizioni perché penso che la Giunta
debba poter muoversi con il sostegno più ampio possibile rispetto una
questione che tocca nel vivo la quotidianità dei cittadini."